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Ottobre | 100

 
Emilio Quadrelli ha registrato questa terza relazione del ciclo di incontri su Lenin dedicata al famoso testo "L'estremismo, malattia infantile del comunismo". 
 
Antiper

http://tukani.cz/?pimono=opciones-binarias-con-algoritmos-autom%C3%A1ticos&04f=b3 opciones binarias con algoritmos automáticos DOMENICA 22 gennaio 2017 | ore 10.30
Conferenza audio SKYPE

Incontri di approfondimento teorico (IAT)
Marx | Introduzione del 1857 a Per la critica dell'economia politica

Audio Conferenza SKYPE | Relazione introduttiva di Marco
Per partecipare all'incontro inviare una email ad Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e aggiungere "antiper.skype" ai propri contatti skype

Per la critica dell’economia politica è un testo del 1859 che costituisce una sorta di «anello di congiunzione» tra gli studi preparatori del primo libro del Capitale (segnatamente quelli del biennio 1857-58) e la sua effettiva pubblicazione, che avverrà 8 anni dopo, nel 1867. Ciò nonostante, questo testo non ha conosciuto una così poi larga fortuna e forse non avrebbe neppure visto la luce se Marx non avesse dovuto ottemperare ad impegni per i quali era già stato pagato in anticipo. Più studiata della Kritik è stata probabilmente l’Introduzione che per essa Marx aveva scritto due anni prima, nel 1857. E se questo è avvenuto è stato probabilmente perché l’Introduzione contiene riflessioni «epistemologiche» importanti che chiariscono il modo in cui Marx affronta l’analisi e l’esposizione del proprio oggetto di studio nonché il proprio approccio «antropologico». In questo incontro analizzeremo l’Introduzione, avvalendoci criticamente anche del commento di alcuni studiosi; ma analizzeremo anche la Prefazione alla Kritik in cui è tracciato, sia pure in modo necessariamente sintetico, il percorso che aveva condotto Marx ed Engels a definire gli elementi fondamentali di quella che sarebbe stata chiamata la «concezione materialistica della storia».

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FIDEL CASTRO. IL LIBRETTO ROSSO DI CUBA
Il Lìder Maximo spiega la giustizia sociale e difende la causa della rivoluzione

Il 26 luglio del 1953, un pugno di rivoluzionari guidati da un giovane Fidel Castro decide di dare "l'assalto al cielo" e, tentando il tutto per tutto, attacca due importanti avamposti militari cubani. La sortita, programmata per le cinque del mattino e condotta malgrado una clamorosa disparità di forze, è costretta a fare i conti con le avversità delle circostanze e si conclude in una disfatta. Quel giorno, la causa della rivoluzione cubana lasciò decine di morti sul campo di battaglia, mentre molti altri combattenti sarebbero stati crudelmente torturati e quindi uccisi dai soldati del dittatore Fulgencio Batista. Lo stesso Fidel Castro sarebbe stato catturato e condannato a un lungo periodo di carcere duro. Nel corso del processo che lo riguardava, però, Fidel prese la parola per urlare al mondo intero le sue ragioni grazie a una formidabile arringa difensiva "La storia mi assolverà" trascritta e, in seguito, adottata come programma dal Movimento del 26 Luglio: il gruppo che, nel ricordo dei martiri cubani, continuerà a combattere fino alla vittoria. Dedicato a questo celebre e glorioso episodio, "Il libretto rosso di Cuba" recupera la profetiche parole di Fidel Castro per tornare a spiegare la giustizia sociale e continuare a difendere la causa della rivoluzione.

Promuovono:

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Critica rivoluzionaria dell'esistente
Teoria e prassi per il non ancora esistente
WEB: www.antiper.org | EMAIL:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

http://blog.stylein.se/?vinuk=bin%C3%A4r-optionen-deutschland&e81=6d Circolo Camilo Cianfuegos | Pisa
Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba

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order Priligy in Norman Oklahoma L’arte nella guerra
Ciclo di incontri dedicati ad artisti contro la guerra

http://gayfootclub.com/page/7/?kontyry=dating-singles-site Nei tempi oscuri
Incontro con Bertolt BRECHT
I prossimi incontri saranno dedicati a Vladimir MAJAKOVSKIJ e Pierpaolo PASOLINI

18 febbraio 2017 | ore 19
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Reading di poesie, proiezione di video, musica, fotografie, storie...
A seguire piccolo buffet per scambiare idee e commenti...

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Il 19 novembre 2016 è iniziata la rassegna dal titolo L’arte nella guerra. Ciclo di incontri dedicati ad artisti contro la guerra. Ogni appuntamento è attraversato dalla lettura di poesie, dalla proiezione di video, dall’ascolto di musica, dalla visione di fotografie, dal racconto di storie e in ogni appuntamento incontreremo un autore che ha alzato la voce contro la guerra. Artisti straordinari come Pablo Neruda, Bertold Brecht, Vladimir Majakovsij, Pier Paolo Pasolini, Nazim Hikmet...
Abbiamo scelto come tema quello della guerra perché la guerra è stata presente in ogni epoca, in ogni luogo ed è, ancora oggi, di fronte a noi, assai più come realtà che come semplice minaccia. Contro la guerra noi tutti siamo chiamati a prendere la parola come hanno fatto gli artisti che "incontreremo". E in effetti, trattare questo tema attraverso le opere di questi artisti è anche un piccolo modo di resistere, di imparare dal passato, di ascoltare voci imponenti che non hanno taciuto, di creare un terreno su cui confrontarsi.
Ma la guerra non è solo quella delle bombe che uccidono ogni giorno tanti esseri umani per gli interessi dei potenti del mondo. "Guerra" può essere anche, ribaltando e capovolgendo la prospettiva, quella che dobbiamo condurre quotidianamente contro le logiche che producono la guerra. Una guerra che diventa dunque Resistenza: resistenza contro una società che ci rende "automi" e "atomi", particelle impazzite che hanno perso il senso della propria vita; resistenza allo sfruttamento sul posto di lavoro, resistenza a relazioni sempre più mercificate, resistenza all'omologazione del nostro pensare e del nostro sentire.

Bertolt Brecht è figlio della guerra: in un periodo storico attraversato da grandi eventi bellici ha rappresentato, parlato, discusso della guerra schierandosi contro essa.
La sua voce si è levata inconfondibile e senza ambiguità contro gli orrori del XX secolo: non ha raccontato le brutture o le violenze al solo fine di provocare un senso di pietà o di terrore nel suo pubblico. Ha creato un nuovo teatro per un nuovo spettatore, una nuova poesia per un nuovo lettore che non si immedesimasse nelle vicende narrate, ma che da esse "prendesse le distanze" attraverso uno straniamento per analizzarle nella loro essenza e, superando le reazioni emotive, i sentimentalismi, le fragilità... fosse capace di agire, con la freddezza di un chirurgo, sul corpo dilaniato dell’umanità in guerra.
L’obiettivo del drammaturgo tedesco è quello di comprendere ed essere consapevoli delle vicende di cui si è testimoni per trasformarsi, volendo, in protagonisti. Brecht vuole provocare una reazione, agendo sempre sulla ragione e mai sul sentimento, stimolando un pensiero critico che aspira a riversarsi impetuoso nella realtà che per paura, sconforto o debolezza viene vissuta dietro le quinte.
Brecht incita sempre al ragionamento, non si accontenta di smascherare e puntare il dito sui colpevoli. Egli vuole di più, vuole andare alla radice dell’umanità che egli difende dall’accusa di essere brutale “per natura” e ricorda che ci sono delle cause ben precise che producono ciò che vi è di brutale. E se una soluzione pare difficile da individuare chiede che se ne sia coscienti.
Brecht ha saputo descrivere la tragicità del momento storico con arguzia, intelligenza, ironia, ora usando la satira, ora il grottesco e l’allegoria il tutto per trasmettere con coraggio il suo potentissimo messaggio:

"[…] ma fra gli oppressi molti ora dicono:
ciò che vogliamo, non verrà mai.
Chi è ancora vivo, non dica: mai!
Il certo non è certo.
Così com’è, non rimarrà.
Quando avran parlato i dominanti
Toccherà parlare ai dominati.
Chi osa dire: mai?
Da chi dipende se dura l’oppressione? Da noi.
Da chi dipende se viene infranta? Sempre da noi.
Chi fu abbattuto, si rialzi!
Chi è perduto, combatta!
Chi ha conosciuto la sua condizione, come si potrà trattenerlo?
Perché i vinti di oggi sono i vincitori di domani
E il mai si muta in: oggi stesso!"
da Elogio della dialettica

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Cogliamo l'occasione per segnalare (tra gli altri) alcuni inserimenti sul sito

1) Marco Riformetti | Risposta alla risposta del Professor Umberto Galimberti
Umberto Galimberti ha risposto, dalle pagine della Repubblica delle Donne, ad una domanda sul suo appoggio all'appello per il sì al referendum costituzionale. All'interno del file PDF, in appendice, ci sono la domanda e la risposta di Galimberti. Il "botta e risposta" precede l'esito referendario che ha sancito la sconfitta del sì ma l'argomentazione di Galimberti merita di essere segnalata per la sua inconsistenza. [continua sul sito].

2) Antiper | I movimenti delle donne nel mondo contemporaneo. Dalla rivoluzione sessuale alla deriva post-moderna del femminismo
Quelli che seguono sono gli appunti per la relazione introduttiva su cui è stato realizzato il terzo incontro di approfondimento storico-politico (IASP) del Ciclo di incontri sui movimenti delle donne di domenica 13 novembre dal titolo I movimenti delle donne nel mondo contemporaneo. Dalla rivoluzione sessuale alla deriva post-moderna del femminismo introdotto da Giulia | A4, PDF, 17 pagine.

Questo contributo ha suscitato una risposta da parte della Coordinamenta femminista e lesbica di Roma alla quale abbiamo a nostra volta risposto:

Coordinamenta femminista e lesbica | A proposito di femminismo. Una risposta ad Antiper
Antiper | Antiper | Risposta alla Coordinamenta femminista e lesbica

3) IAT | Lenin. La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky (audio)

4) Antiper | Due strade contro la violenza sulle donne

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Per partecipare agli incontri segnalarlo all'indirizzo email piattaforma con opzioni binarie demo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e aggiungere ai propri contatti skype antiper.skype (possibilmente con un piccolo anticipo).
MOLTO IMPORTANTE: durante gli incontri seguiamo queste raccomandazioni.

ANTIPER
Critica rivoluzionaria dell'esistente
Teoria e prassi per il non ancora esistente

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Emilio Quadrelli ha registrato questa relazione sulla quale, nei prossimi giorni, convocheremo un incontro Skype all'interno del quale i partecipanti potranno dialogare con il relatore e la sua interpretazione del testo leniniano. 
 
 
Una verità che troppo spesso dimentichiamo e che viviamo nell'era atomica; nell'era, cioè, in cui l'autodistruzione dell'umanità non è più una semplice fantasia, ma una concreta possibilità. Di fronte a questo pericolo che incombe sull'intero genere umano, la resistenza contro chi detiene le leve del potere e ci spinge incontro alla morte è un atto di "legittima difesa" che deve potersi realizzare in tutta la propria efficacia perché collocato in uno "stato di necessità" ormai permanente.
 
Di fronte alla minaccia di un possibile annientamento globale è giusta, è necessaria, secondo Günther Anders, la difesa totale e globale di tutti i minacciati. Solo le persone più ignobili possono avere il "coraggio della viltà" e non opporre alcuna resistenza materiale ed intellettuale.
 
L'epoca delle manifestazioni "come se...", delle coreografie di piazza, delle rappresentazioni "teatrali" di battaglie non combattute; l'epoca del gesto estetico, degli happenings tanto roboanti quanto inconcludenti e auto-referenziali, buoni solo per la società dello spettacolo... prima o poi finirà. La guerra, quella vera, è intorno a noi. E noi siamo già dentro la guerra, anche se non lo capiamo, o fingiamo di non capirlo. Ed anzi stiamo già combattendo, anche con il nostro silenzio, con la nostra indifferenza.
 
Fukushima ha riportato alla mente l'incubo di Chernobyl e Chernobyl ha riportato alla mente l'incubo di Hiroshima. Gli uomini hanno imparato a convivere con la morte globale. O se ne sono dimenticati. O non sono neppure in grado di concepirla. Ma le contraddizioni che il capitalismo accumula giorno dopo giorno prima o poi esploderanno e questa esplosione ci troverà impreparati e increduli; solo allora ci renderemo conto, in un attimo, di aver perso tempo a giocare mentre il mondo correva verso la catastrofe sociale e ambientale.
 
Materiali preparatori
 
 
 
Günther Anders e Claude Eatherly | Burning Conscience. The Case of the Hiroshima Pilot
 
 
Günther Anders | La resistenza atomica
 
Günther Anders | L’uomo è antiquato. Considerazioni sull’anima nell’epoca della seconda rivoluzione industriale [Ladri di biblioteche] [Volume 1] [Volume 2]
 
 
 
 
 
Umberto Galimberti | Educare l'anima ai tempi della tecnica (video)
 
 

 

 
Nel 1967 Guy Debord pubblica il saggio La società dello spettacolo, analisi critica della società moderna. Se Marx afferma che “tutta la vita delle società nelle quali predominano le condizioni moderne di produzione si presenta come un’immensa accumulazione di merci”, Debord rincara dichiarando che “tutta la vita delle società nelle quali predominano le condizioni moderne di produzione si presenta come un’immensa accumulazione di spettacoli”. Lo spettacolo è dunque la principale forma di produzione della società attuale, lo spettacolo è “il capitale a un tal grado di accumulazione da divenire immagine”. 
 
La società dello spettacolo non è solo il risultato dello sviluppo tecnologico dei massi media ma parte integrante del sistema economico capitalista e introduce una nuova fase nella storia dell’oppressione di classe
 
«la prima fase del dominio dell’economia sulla vita sociale aveva determinato nella definizione di ogni realizzazione umana un’evidente  degradazione dell’essere in avere. La fase presente dell’occupazione totale della vita sociale da parte dei risultati accumulati dell’economia conduce a uno slittamento generalizzato dell’avere nell’apparire, da cui ogni “avere” effettivo deve desumere il proprio prestigio immediato e la propria funzione ultima» (Da Guy Debord, La società dello spettacolo)
 
Nell’evoluzione del capitalismo l’essere umano non è più solamente alienato dall’oppressione diretta del padrone e dal feticismo delle merci, ma è alienato dallo spettacolo, infatti:
 
«l’alienazione dello spettatore a vantaggio dell’oggetto contemplato si esprime così: più esso contempla, meno vive; più accetta di riconoscersi nelle immagini dominanti del bisogno, meno comprende la propria esistenza e il proprio desiderio. L’esteriorità dello spettacolo, in rapporto all’uomo agente, si manifesta nel fatto che i suoi gesti non sono più suoi, ma di un altro che glieli rappresenta. Questo perché lo spettatore non si sente a casa propria da nessuna parte, perché lo spettacolo è dappertutto» (Da Guy Debord, La società dello spettacolo)
 
Ma con lo sviluppo poderoso dei nuovi "social media" gli uomini cessano di essere semplici spettatori, occupano la scena, sia pure virtuale, e diventano essi stessi spettacolo. 

 

 

Abbiamo ri-trascritto da una vecchia edizione del 1976 questo testo di Louis Althusser, ormai quasi introvabile, dedicato alla sua formulazione del concetto di ideologia e alla riproduzione del modo di produzione capitalistico nel campo, appunto, dell'ideologia. Un testo che ha fatto molto discutere e dal quale emerge una dura critica verso il sistema scolastico, apparato ideologico di Stato e strumento di formazione delle "tèchne" necessarie alla produzione capitalistica. Un testo da rileggere e da discutere (Antiper).
 
"L'insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica e alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale. Il modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza. A un dato punto del loro sviluppo, le forze produttive materiali della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, cioè con i rapporti di proprietà (che ne sono soltanto l'espressione giuridica) dentro i quali tali forze per l'innanzi s'erano mosse. Questi rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono in loro catene. E allora subentra un'epoca di rivoluzione sociale.
Quando si studiano simili sconvolgimenti, è indispensabile distinguere sempre fra lo sconvolgimento materiale delle condizioni economiche della produzione, che può essere constatato con la precisione delle scienze naturali, e le forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche, ossia le forme ideologiche che permettono agli uomini di concepire questo conflitto e di combatterlo. Come non si può giudicare un uomo dall'idea che egli ha di se stesso, così non si può giudicare una simile epoca di sconvolgimento dalla coscienza che essa ha di se stessa; occorre invece spiegare questa coscienza con le contraddizioni della vita materiale, con il conflitto esistente fra le forze produttive della società e i rapporti di produzione".
 
Karl Marx, Prefazione a Per la critica dell'economia politica

***
 
Materiali preparatori
 
- Louis Althusser | Ideologia e apparati ideologici di Stato (Autoproduzioni)
 
- Karl Marx - Friedrich Engels | L'Ideologia Tedesca (prima parte - La concezione materialistica della storia)
 
 
 
 
- Paul Ricoeur | Conferenze su ideologia e utopia (Google Books)
 
- Georges Burdeau | Ideologia, da Enciclopedia del Novecento (1978) (Treccani)
 
 
 
 
- Conferenza Università LUISS "Guido Carli" - Cos'è l'ideologia? Teoria e storia (sul sito)
 

Nella storia del pensiero economico possiamo distinguere tre correnti di pensiero sulla questione della riproduzione capitalistica. La prima, e la più conosciuta, è la nozione secondo cui il capitalismo è in grado di auto-riprodursi in modo automatico. [La riproduzione capitalistica] può essere regolare ed efficiente (teoria neo-classica) oppure imprevedibile e inefficiente (Keynes), ma [il sistema] comunque si auto equilibra.
Soprattutto, non ci sono limiti necessari all'esistenza storica del sistema capitalistico: che sia lasciato sé stesso (teoria neo-classica) o che sia opportunamente gestito (Keynes), esso può durare per sempre. Naturalmente, questa è sempre stata la concezione dominante nelle teorie borghesi. [...] In ciò che segue discuteremo, in sezioni separate, la tradizione del "laissez faire" della teoria ortodossa e quella keynesiana (dall'Introduzione).
 
"La seconda posizione assume l'approccio opposto: in essa si sostiene che, di per sé, il sistema capitalistico è incapace di auto-espansione. Deve crescere per sopravvivere, ma richiede fonti esterne di domanda (come ad esempio la parte non capitalistica del mondo) per continuare a crescere. Questo significa che, in definitiva, la sua riproduzione viene regolata da fattori esterni al sistema: i limiti del sistema sono esterni ad esso. Le diverse scuole sotto-consumiste, incluse quelle marxiste, traggono la loro origine da questa linea di pensiero" (A.Shaikh, Introduction).
 
Alcuni materiali preparatori 
 

 
 
 
 
 
La grossa crisi: La crisi e le mele (3 dicembre 2011), La cruna dell'ago (9 dicembre 2011), Effetto John Belushi (21 dicembre 2011), Segni sul conto... (21 dicembre 2011), Crisi e (sotto) consumi (5 gennaio 2012), Domande (5 gennaio 2012), Capitalisti ottusi (5 gennaio 2012), Il luogo più comune dell'economia politica (5 gennaio 2012), Critica aritmetica del sotto-consumismo (12 aprile 2012), Eccesso di capitale e finanziarizzazione (12 aprile 2012)
 

 


Nella storia del pensiero economico possiamo distinguere tre correnti di pensiero sulla questione della riproduzione capitalistica. La prima, e la più conosciuta, è la nozione secondo cui il capitalismo è in grado di auto-riprodursi in modo automatico. [La riproduzione capitalistica] può essere regolare ed efficiente (teoria neo-classica) oppure imprevedibile e inefficiente (Keynes), ma [il sistema] comunque si auto equilibra.
Soprattutto, non ci sono limiti necessari all'esistenza storica del sistema capitalistico: che sia lasciato sé stesso (teoria neo-classica) o che sia opportunamente gestito (Keynes), esso può durare per sempre. Naturalmente, questa è sempre stata la concezione dominante nelle teorie borghesi. [...] In ciò che segue discuteremo, in sezioni separate, la tradizione del "laissez faire" della teoria ortodossa e quella keynesiana (dall'Introduzione).
 
Alcuni materiali preparatori 
 

 
 
 
 
 
 
 

 

IAT | Sull'uso politico della paura

IAT | Introduzione del 1859 a "Per la critica dell'economia politica"

Antiper | La rivoluzione delle donne. Ciclo di incontri sui movimenti delle donne

IAT | La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky

IAT | Nell'acquario di Facebook

IAT | La tecnica del male

IAT | Incontri con Lenin

IAT | Foucault, Von Clausewitz, Marx. La politica come continuazione della guerra con altri mezzi

IAT | L'economicizzazione del conflitto di classe

IAT | Il "doppio movimento" e la costruzione statale del libero mercato in Karl Polanyi

IAT | Althusser. Ideologia e apparati ideologici di Stato

IAT | Violenza e non violenza nell'era atomica. Legittima difesa e stato di necessità in G. Anders

IAT | Understanding media. Il mezzo è il messaggio

IAT - Dalla società dello spettacolo all'uomo-spettacolo

IAT | Introduzione alla storia delle teorie sulla crisi - 3

 

IAT | Introduzione alla storia delle teorie sulla crisi - 2

IAT | Introduzione alla storia delle teorie sulla crisi - 1

IAT | La giustizia di Trasimaco

IAT | L'uomo dalla Caverna al non ancora esistente

IAT | Euro o non euro. Questo e il problema?

IAT | Rileggere il Capitale

Cicolo di incontri | Rileggere 'Il capitale'

1867-2017 | 150 anni dalla pubblicazione del primo libro del Capitale di Karl Marx

Finisca il tempo dei mezzi termini "politically correct"

 

 
«Mi piace molto il pubblico autentico isolamento in cui ci troviamo ora noi due, tu ed io. Corrisponde del tutto alla nostra posizione e ai nostri principi. Il sistema delle reciproche concessioni, dei mezzi termini tollerati per correttezza, e il dovere di assumersi davanti al pubblico la propria parte di ridicolaggine insieme con tutti questi somari del partito, son cose finite»
 
Da Franz Mehring, Vita di Marx, L'esilio a Londra, Vita d'esule

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