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Nel 1967 Guy Debord pubblica il saggio La società dello spettacolo, analisi critica della società moderna. Se Marx afferma che “tutta la vita delle società nelle quali predominano le condizioni moderne di produzione si presenta come un’immensa accumulazione di merci”, Debord rincara dichiarando che “tutta la vita delle società nelle quali predominano le condizioni moderne di produzione si presenta come un’immensa accumulazione di spettacoli”. Lo spettacolo è dunque la principale forma di produzione della società attuale, lo spettacolo è “il capitale a un tal grado di accumulazione da divenire immagine”. 
 
La società dello spettacolo non è solo il risultato dello sviluppo tecnologico dei massi media ma parte integrante del sistema economico capitalista e introduce una nuova fase nella storia dell’oppressione di classe
 
«la prima fase del dominio dell’economia sulla vita sociale aveva determinato nella definizione di ogni realizzazione umana un’evidente  degradazione dell’essere in avere. La fase presente dell’occupazione totale della vita sociale da parte dei risultati accumulati dell’economia conduce a uno slittamento generalizzato dell’avere nell’apparire, da cui ogni “avere” effettivo deve desumere il proprio prestigio immediato e la propria funzione ultima» (Da Guy Debord, La società dello spettacolo)
 
Nell’evoluzione del capitalismo l’essere umano non è più solamente alienato dall’oppressione diretta del padrone e dal feticismo delle merci, ma è alienato dallo spettacolo, infatti:
 
«l’alienazione dello spettatore a vantaggio dell’oggetto contemplato si esprime così: più esso contempla, meno vive; più accetta di riconoscersi nelle immagini dominanti del bisogno, meno comprende la propria esistenza e il proprio desiderio. L’esteriorità dello spettacolo, in rapporto all’uomo agente, si manifesta nel fatto che i suoi gesti non sono più suoi, ma di un altro che glieli rappresenta. Questo perché lo spettatore non si sente a casa propria da nessuna parte, perché lo spettacolo è dappertutto» (Da Guy Debord, La società dello spettacolo)
 
Ma con lo sviluppo poderoso dei nuovi "social media" gli uomini cessano di essere semplici spettatori, occupano la scena, sia pure virtuale, e diventano essi stessi spettacolo. 

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«Mi piace molto il pubblico autentico isolamento in cui ci troviamo ora noi due, tu ed io. Corrisponde del tutto alla nostra posizione e ai nostri principi. Il sistema delle reciproche concessioni, dei mezzi termini tollerati per correttezza, e il dovere di assumersi davanti al pubblico la propria parte di ridicolaggine insieme con tutti questi somari del partito, son cose finite»
 
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