Letture

LETTURE

I saw the charred Iraqi lean
towards me from bomb-blasted screen,

his windscreen wiper like a pen
ready to write down thoughts for men,

his wind screen wiper like a quill
he’s reaching for to make his will [1]

Sono le prime tre strofe di 92 del poemetto di 184 versi in tetrapodie giambiche [2] a rima baciata A Cold Coming – Un freddo venire, del poeta britannico Tony Harrison. Nato nel 1937 a Leeds, città industriale dello Yorkshire, da una famiglia della working class (il padre era fornaio), studia i classici greci e latini presso l’Università di Leeds e si immerge nella grande tradizione letteraria inglese (da Blake a Shelley, da Keats a Yeats). Dopo aver molto viaggiato (insegna per un periodo in Nigeria e in Cecoslovacchia, visita Cuba, Mozambico, Leningrado, passa diversi periodi di lavoro negli Stati Uniti), oggi vive a Newcastle. Con Ted Hughes e Seamus Heaney, Harrison è uno dei massimi poeti britannici del secondo dopoguerra (una selezione di sue poesie edite nel 1984 dalla Penguin vendette più di mezzo milione di copie, un record per un libro di poesie).

1
Quando Lenin fu morto
un soldato della guardia funebre, così raccontano, disse
ai suoi compagni: non volevo
crederlo. Sono entrato dov’era disteso e
gli ho gridato all’orecchio: “Il’ic,
arrivano gli sfruttatori!” Non s’è mosso. Ora
so che è morto.

2
Se un uomo buono se ne vuole andare
con che cosa lo si può trattenere?
Ditegli a che cosa egli è necessario.
Questo lo tratterrà.

3
Che cosa poteva trattenere Lenin?

4
Il soldato pensava:
se sente che gli sfruttatori arrivano
può essere malato eppure si alzerà.
Forse verrà sulle stampelle,
forse si farà portare ma
si alzerà e verrà
per lottare contro gli sfruttatori.

5
Perché il soldato sapeva che Lenin
tutta la sua vita aveva lottato
contro gli sfruttatori.

6
E quando il soldato ebbe dato una mano
a conquistare il Palazzo d’Inverno
e voleva tornarsene a casa perché là
già stavano dividendosi i campi dei latifondisti,
Lenin allora gli aveva detto: Rimani ancora!
Ci sono ancora sfruttatori.
E finché esiste sfruttamento
bisogna fargli guerra.
E finché esisti tu
bisogna che sia tu a fargli guerra.

7
I deboli non combattono. Quelli più forti
lottano forse per un’ora.
Quelli ancora più forti lottano per molti anni. Ma
quelli fortissimi lottano per tutta la vita. Costoro
sono indispensabili.


www 24option com A chi esita

Dici:
per noi va male. Il buio
cresce. Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
noi siamo ora in una condizione
più difficile di quando
si era appena cominciato
E il nemico ci sta innanzi
più potente che mai.
Sembra gli siano cresciute le forze. Ha preso
una apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può più mentire.
Siamo sempre di meno. Le nostre
parole d'ordine sono confuse. Una parte
delle nostre parole
le ha stravolte il nemico fino a renderle
irriconoscibili.
Che cosa è ora falso di quel che abbiam detto?
Qualcosa o tutto?
Su chi
contiamo ancora?
Siamo dei sopravvissuti, respinti
via dalla corrente? Resteremo indietro, senza
comprender più nessuno e da nessuno compresi?
O dobbiamo sperare soltanto
in un colpo di fortuna?
Questo tu chiedi. Non aspettarti
nessuna risposta
oltre la tua.

da Destini proletari in Poesie politiche, Einaudi, 2014, Trad. Franco Fortini


Se il comunismo fosse stato facile a farsi, si sarebbe già fatto da molto tempo. Ma come scrive proprio Brecht in un'altra bellissima poesia, Elogio della dialettica, chi dice che ciò che oggi non è, non può essere?

alternatief binaire opties Elogio del comunismo

E' ragionevole: ognuno lo intende. E' facile.
Tu, che non sfrutti gli uomini, lo capirai subito.
Va bene per te, informati di lui.
Gli stupidi lo dicono stupido, gli sporchi lo dicono
sporco;
esso combatte la sporcizia e la stupidità.

Gli sfruttatori lo chiamano delitto.
Ma noi sappiamo:
esso è la fine dei loro delitti.
Non è follia, ma
fine della follia.
Non è l'enigma
ma la soluzione.
E' la cosa semplice
che è difficile a fare.

(in Poesie politiche, Einaudi, 2014
Traduzione di Roberto Fertonani)

köpa Viagra alanya Lob des Kommunismus
Text: Bertolt Brecht; Musik: Hanns Eisler

Er ist vernünftig, jeder versteht ihn. Er ist leicht.
Du bist doch kein Ausbeuter, du kannst ihn begreifen.
Er ist gut für dich, erkundige dich nach ihm.
Die Dummköpfe nennen ihn dumm, und die Schmutzigen nennen ihn schmutzig.
Er ist gegen den Schmutz und gegen die Dummheit.
Die Ausbeuter nennen ihn ein Verbrechen.
Aber wir wissen:
Er ist das Ende der Verbrechen.
Er ist keine Tollheit, sondern
Das Ende der Tollheit.
Er ist nicht das Chaos
Sondern die Ordnung.
Er ist das Einfache
Das schwer zu machen ist.


L'imbroglione politico è figlio dell'analfabeta politico che è ignorante non perché è tenuto all'oscuro di ciò che accade, ma perché decide di disinteressarsene. I popoli che non si curano delle vicende politiche e si preoccupano solo del campionato di calcio o del vestito da mettere il sabato sera o dell'ultima versione di smarthphone sono destinati a restare perennemente schiavi.

Il peggiore analfabeta
è l’analfabeta politico.
Egli non sente, non parla,
nè s’importa degli avvenimenti politici.

Egli non sa che il costo della vita,
il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina,
dell’affitto, delle scarpe e delle medicine
dipendono dalle decisioni politiche.

1.
Quand’ero piccolo, andavo a scuola
e imparai a distinguere il mio e il tuo,
e quando tutto avevo imparato
non mi pareva che fosse tutto.
La mattina ero senza colazione
mentre altri avevano da mangiare;
e cosi imparai ancora tutto
sull’essenza del nemico di classe.
E imparai il perché e il percome
il mondo è diviso da una fossa!
che resta fra noi, perché dall’alto
verso il basso cade la pioggia.

2.
E mi dicevano: diventerai come noi
se farai il bravo!
Ma io pensavo: se sono la loro pecora
non diverrò mai un macellaio.
E vidi più d’uno di noi
che per loro batté il marciapiede,
e se gli capitò la medesima sorte
che a me e a te, si sorprese.
Ma io non mi meravigliai,
per tempo vidi come stanno le cose
con loro: è verso il basso,
e non verso l’alto che la pioggia scorre.

Antiper | Nei tempi oscuri. Incontro con Bertolt Brecht

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Ciclo di incontri dedicati ad artisti contro la guerra

broker forex y opciones binarias Nei tempi oscuri
Incontro con Bertolt BRECHT

I prossimi incontri saranno dedicati a Vladimir MAJAKOVSKIJ e Pierpaolo PASOLINI

18 febbraio 2017 | ore 19
Via Tommaseo 49, La Spezia (SP)
LIBRERIA LIBeRITUTTI

Reading di poesie, proiezione di video, musica, fotografie, storie...
A seguire piccolo buffet per scambiare idee e commenti...

***

Il 19 novembre 2016 è iniziata la rassegna dal titolo L’arte nella guerra. Ciclo di incontri dedicati ad artisti contro la guerra. Ogni appuntamento è attraversato dalla lettura di poesie, dalla proiezione di video, dall’ascolto di musica, dalla visione di fotografie, dal racconto di storie e in ogni appuntamento incontreremo un autore che ha alzato la voce contro la guerra. Artisti straordinari come Pablo Neruda, Bertold Brecht, Vladimir Majakovsij, Pier Paolo Pasolini, Nazim Hikmet...
Abbiamo scelto come tema quello della guerra perché la guerra è stata presente in ogni epoca, in ogni luogo ed è, ancora oggi, di fronte a noi, assai più come realtà che come semplice minaccia. Contro la guerra noi tutti siamo chiamati a prendere la parola come hanno fatto gli artisti che "incontreremo". E in effetti, trattare questo tema attraverso le opere di questi artisti è anche un piccolo modo di resistere, di imparare dal passato, di ascoltare voci imponenti che non hanno taciuto, di creare un terreno su cui confrontarsi.
Ma la guerra non è solo quella delle bombe che uccidono ogni giorno tanti esseri umani per gli interessi dei potenti del mondo. "Guerra" può essere anche, ribaltando e capovolgendo la prospettiva, quella che dobbiamo condurre quotidianamente contro le logiche che producono la guerra. Una guerra che diventa dunque Resistenza: resistenza contro una società che ci rende "automi" e "atomi", particelle impazzite che hanno perso il senso della propria vita; resistenza allo sfruttamento sul posto di lavoro, resistenza a relazioni sempre più mercificate, resistenza all'omologazione del nostro pensare e del nostro sentire.

Bertolt Brecht è figlio della guerra: in un periodo storico attraversato da grandi eventi bellici ha rappresentato, parlato, discusso della guerra schierandosi contro essa.
La sua voce si è levata inconfondibile e senza ambiguità contro gli orrori del XX secolo: non ha raccontato le brutture o le violenze al solo fine di provocare un senso di pietà o di terrore nel suo pubblico. Ha creato un nuovo teatro per un nuovo spettatore, una nuova poesia per un nuovo lettore che non si immedesimasse nelle vicende narrate, ma che da esse "prendesse le distanze" attraverso uno straniamento per analizzarle nella loro essenza e, superando le reazioni emotive, i sentimentalismi, le fragilità... fosse capace di agire, con la freddezza di un chirurgo, sul corpo dilaniato dell’umanità in guerra.
L’obiettivo del drammaturgo tedesco è quello di comprendere ed essere consapevoli delle vicende di cui si è testimoni per trasformarsi, volendo, in protagonisti. Brecht vuole provocare una reazione, agendo sempre sulla ragione e mai sul sentimento, stimolando un pensiero critico che aspira a riversarsi impetuoso nella realtà che per paura, sconforto o debolezza viene vissuta dietro le quinte.
Brecht incita sempre al ragionamento, non si accontenta di smascherare e puntare il dito sui colpevoli. Egli vuole di più, vuole andare alla radice dell’umanità che egli difende dall’accusa di essere brutale “per natura” e ricorda che ci sono delle cause ben precise che producono ciò che vi è di brutale. E se una soluzione pare difficile da individuare chiede che se ne sia coscienti.
Brecht ha saputo descrivere la tragicità del momento storico con arguzia, intelligenza, ironia, ora usando la satira, ora il grottesco e l’allegoria il tutto per trasmettere con coraggio il suo potentissimo messaggio:

"[…] ma fra gli oppressi molti ora dicono:
ciò che vogliamo, non verrà mai.
Chi è ancora vivo, non dica: mai!
Il certo non è certo.
Così com’è, non rimarrà.
Quando avran parlato i dominanti
Toccherà parlare ai dominati.
Chi osa dire: mai?
Da chi dipende se dura l’oppressione? Da noi.
Da chi dipende se viene infranta? Sempre da noi.
Chi fu abbattuto, si rialzi!
Chi è perduto, combatta!
Chi ha conosciuto la sua condizione, come si potrà trattenerlo?
Perché i vinti di oggi sono i vincitori di domani
E il mai si muta in: oggi stesso!"

da Elogio della dialettica

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Bertolt Brecht | Teatro | Voll. [1] [2] [3] [4] | (a cura di Emilio Castellani)

Bertolt Brecht al Piccolo Teatro

Bertolt Brecht | L’analfabeta politico

Bertolt Brecht | Bertolt Brecht | La canzone del nemico di classe (1933)

Bertolt Brecht | Elogio del comunismo (da Lotta di classe)



In quest'ora ricordo tutto e tutti,
nelle fibre, nel profondo, nelle
regioni che — suono e penna —
battendo un poco, esistono
oltre la terra, ma nella terra. Oggi
comincia un nuovo inverno.
Non v'è in questa città,
dove sta ciò che amo,
non v'è pane, né luce: un vetro freddo cade
su gerani secchi. Di notte sogni neri
aperti da obici, come buoi insanguinati:
nessuno nell'alba delle fortificazioni,
altro che un carro rotto: già muschio, già silenzio di età
invece di rondini nelle case bruciate,
dissanguate, vuote, con porte volte al cielo:
già il mercato sta aprendo i suoi poveri smeraldi,
e le arance, il pesce,
ogni giorno portati attraverso il sangue,
si offrono alle mani della sorella e della vedova.
Città a lutto, scavata, ferita,
rotta, battuta, bucherellata, piena
di sangue e di vetri rotti, città senza notte, tutta
notte e silenzio, e scoppi ed eroi,
ora un nuovo inverno più nudo e più solo,
ora senza farina, senza passi, con la tua luna
di soldati.
A tutto, a tutti.

free online trading Pace, ma non la sua
Da Incitamento al Nixonicidio (1973)

Pace nel Vietnam! Guarda cos'hai lasciato
in quella pace lì di sepoltura
piena di morti da te calcinati!

Con un raggio di eterna scottatura
chiederanno di te i sotterrati.
Nixon, ti scoveranno le mani dure
della rivoluzione sulla terra
per umiliare la tua squallida figura:
sarà il Vietnam che ti sconfisse in guerra.

Nixon non credo nella tua pace vinta!

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Ciclo di incontri dedicati ad artisti contro la guerra

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Incontro con Pablo NERUDA

I prossimi incontri saranno dedicati a Bertolt BRECHT e Vladimir MAJAKOVSKIJ

19 novembre 2016 | ore 19
Via Tommaseo 49, La Spezia (SP)
LIBRERIA LIBeRITUTTI

Reading di poesie, proiezione di video, musica, fotografie, storie...
A seguire piccolo buffet per scambiare idee e commenti...

***

Il 19 novembre 2016 inizia la rassegna dal titolo L’arte nella guerra. Ciclo di incontri dedicati ad artisti contro la guerra. Ogni appuntamento sarà attraversato dalla lettura di poesie, dalla proiezione di video, dall’ascolto di musica, dalla visione di fotografie, dal racconto di storie e in ogni appuntamento incontreremo un autore che ha alzato la voce contro la guerra. Artisti straordinari come Pablo Neruda, Bertold Brecht, Vladimir Majakovsij, Pier Paolo Pasolini, Nazim Hikmet...

Abbiamo scelto come tema quello della guerra perché la guerra è stata presente in ogni epoca, in ogni luogo ed è, ancora oggi, di fronte a noi, assai più come realtà che come semplice minaccia. Contro la guerra noi tutti siamo chiamati a prendere la parola come hanno fatto gli artisti che "incontreremo". E in effetti, trattare questo tema attraverso le opere di questi artisti è anche un piccolo modo di resistere, di imparare dal passato, di ascoltare voci imponenti che non hanno taciuto, di creare un terreno su cui confrontarsi.

Ma la guerra non è solo quella delle bombe che uccidono ogni giorno tanti esseri umani per gli interessi dei potenti del mondo. "Guerra" può essere anche, ribaltando e capovolgendo la prospettiva, quella che dobbiamo condurre quotidianamente contro le logiche che producono la guerra. Una guerra che diventa dunque Resistenza: resistenza contro una società che ci rende "automi" e "atomi", particelle impazzite che hanno perso il senso della propria vita; resistenza allo sfruttamento sul posto di lavoro, resistenza a relazioni sempre più mercificate, resistenza all'omologazione del nostro pensare e del nostro sentire. Come direbbe il poeta Juan Gelman:

"Bisogna imparare a resistere.
Né ad andarsene
Né a rimanere.
A resistere.
Anche se di sicuro
Ci sarà ancor più dolore e oblio"

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Pablo Neruda | Spiego alcune cose (da Con la Spagna nel cuore (1937))

Pablo Neruda | Madrid 1937 (da Con la Spagna nel cuore (1937))

Pablo Neruda | Canto d'amore a Stalingrado (da Terza residenza (1942))

Pablo Neruda | I nemici (da Canto generale (1950))

Pablo Neruda | Pace, ma non la sua (da Incitamento al Nixonicidio (1973))


le operazioni binarie Canto d'amore a Stalingrado
Da Poesia politica (1953)

Nella notte il contadino dorme, ma la mano
sveglia, affonda nelle tenebre e chiede all'aurora:
Alba, sole del mattino, luce del giorno che viene,
dimmi se ancora le mani più pure degli uomini
difendono la rocca dell'onore, dimmi aurora,
se l'acciaio sulla tua fronte rompe la sua forza,
se l'uomo rimane al suo posto, ed il tuono al suo posto,
dimmi, chiede il contadino, se la terra non ode
come cade il sangue degli eroi arrossati, nell'immensa notte terrestre,
dimmi se ancora sopra l'albero sta il cielo,
dimmi se ancora risuonano spari a Stalingrado.

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Da Con la Spagna nel cuore (1937)

Chiederete: ma dove sono i lillà?
E la metafisica coperta di papaveri?
E la pioggia che fitta colpiva
le sue parole, riempiendole
di buchi e uccelli?

Vi racconterò tutto quel che m'accade.

Vivevo in un quartiere
di Madrid, con campane,
orologi, alberi.

Da lì si vedeva
il volto secco della Castiglia,
come un oceano di cuoio.
La mia casa la chiamavano
"la casa dei fiori", ché da ogni parte
conflagravan gerani: era
una bella casa,
con cani e scugnizzi.
Ti ricordi, Raúl?
Ti ricordi, Rafael?
Federico, ti ricordi,
ora che sei sottoterra,
ti ricordi della mia casa balconata, dove
la luce di giugno ti soffocava la bocca di fiori?

http://www.selectservices.co.uk/?propeler=iniziare-con-10-auto-opzionibinarie&71b=7a iniziare con 10 auto opzionibinarie I nemici
Da Canto generale

Puntarono qui i fucili carichi
e ordinarono la strage spietata;
trovarono qui un popolo che cantava
un popolo raccolto per dovere e per amore,
e l’esile fanciulla cadde con la sua bandiera,
e il giovane sorridente rotolò accanto a lei ferito,
e lo stupore del popolo vide cadere i morti
con furia e con dolore.

 

 
Marcello Musto
beställ Viagra sverige L'ultimo Marx. 1881-1883
Saggio di biografia intellettuale
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Editore: Donzelli, 2016
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Köpa Strattera 25 mg Risvolto di copertina

Gli ultimi anni della vita di Marx sono stati spesso considerati come un periodo durante il quale egli avrebbe appagato la propria curiosità intellettuale e cessato di lavorare. L’analisi di alcuni manoscritti, ancora inediti o poco conosciuti, permette di sfatare questa leggenda e dimostra che egli non solo continuò le sue ricerche, ma le estese anche a nuove discipline. Nel biennio 1881-1882 Marx intraprese uno studio approfondito delle più recenti scoperte nel campo dell’antropologia, della proprietà comune nelle società pre-capitaliste, delle trasformazioni determinatesi in Russia in seguito all’abolizione della servitù e della nascita dello Stato moderno. Inoltre, egli fu attento osservatore dei principali avvenimenti di politica internazionale e le sue lettere testimoniano il suo deciso sostegno alla lotta per la liberazione dell’Irlanda e la ferma opposizione all’oppressione coloniale in India, Egitto e Algeria.

Miguel Benasayag

Il libro di Miguel Benasayag e Gérard Schmit L'epoca delle passioni tristi si propone di indagare il crescente disagio nelle società occidentali, specialmente tra gli adolescenti, partendo dalla constatazione che mentre nel passato i ragazzi più problematici provenivano soprattutto dalla periferia e dai quartieri più poveri, oggi il disagio tende a generalizzarsia tutti i quartieri e quindi, dovremmo pensare, a tutte le fasce sociali.

Gli autori partono dalla constatazione che si è ormai consumato il passaggio da un futuro-promessa ad un futuro-minaccia e non solo dal punto di vista economico.
L'Occidente aveva fondato i suoi sogni sulla convinzione che la storia dell'umanità fosse inevitabilmente storia di progresso; se in precedenza il processo storico permetteva di guardare al futuro come ad una promessa di sempre maggior benessere, di sempre maggiore felicità, oggi questa fiducia non esiste più: è avvenuta una vera e propria rottura che ha ucciso la speranza “storicista” di un futuro migliore. O forse sarebbe meglio dire così: è venuta meno, non tanto la convinzione che il futuro sia sempre necessariamente migliore, ma piuttosto che un futuro migliore sia anche soltanto possibile.

 
Simona Baldanzi
trading 212 60 sekunden Figlia di una vestaglia blu
.....................................................................
Editore: Fazi 2006
.....................................................................
Leggere “Figlia di una vestaglia blu” è come accomodarsi su un divano e sfogliare fotografie: le immagini sconosciute ben presto si rivelano familiari perché Simona Baldanzi scrive di una storia che non è solamente sua, scrive di donne, operaie, madri; racconta di figli e figlie, di natura, della terra, del mare, di operai che lavorano lontano dalla propria casa, lasciata al sud, e non si sentono parte di una comunità; uomini e donne avvicinati da un unico destino, quello di lavoratori, con le tute: blu per le “donne della Rifle”, arancione per gli “uomini del buio” che bucano il monte per far passare il treno ad alta velocità.

 

 
 
 
Pino Cacucci
forex trading 1000 euro Tina
.....................................................................
Editore: Universale Economica Feltrinelli
Settima edizione marzo 2011
.....................................................................
“Il mondo non è contenuto adeguatamente nel formato di una macchina 35 mm”. Così affermava negli anni 40 del ‘900 Eugene Smith (1918-1978) uno dei padri del fotogiornalismo americano. Pare aver preso ispirazione da Tina Modotti (1896-1942) la fotografa friulana che ha dedicato la sua vita all’arte, tentando varie strade tra le quali il teatro e il cinema di Hollywood, per fermarsi poi in modo immutabile su quella della fotografia ma, non soddisfatta di posare lo sguardo sulle sofferenze umane senza contribuire in modo concreto ad alleviarle, supera la fotografia stessa e va oltre: non può più raccontare la realtà attraverso una lente e un’inquadratura limitata, si muove nell’inquadratura stessa per dilatarla il più possibile al fine di abbracciare uno spaccato di mondo sempre più ampio con l’intenzione di cambiarlo. Per questo motivo abbandona l’attività di fotografa e si dedica completamente alla militanza nel partito comunista che la porterà a viaggiare molto, parteciperà alla guerra civile in Spagna, presterà servizio nel Soccorso Rosso e si troverà all’interno di un movimento che diventerà per lei unica risposta di vita e roccia a cui aggrapparsi nei momenti di fragilità.

(Riassunto redatto utilizzando brani del libro Tina, di Pino Cacucci)

Tina Modotti nasce a Udine nel 1896 e lascia presto la scuola per andare a lavorare e aiutare la famiglia a tirare avanti. A 17 anni, nel 1913 si trasferisce negli Stati Uniti, a San Francisco dove l’aveva preceduta il padre e una sorella. Lì trova lavoro in una fabbrica di camice e si tuffa completamente nel fermento culturale e artistico che pervade la città.

Tina frequenta circoli operai e gruppi teatrali e ben presto lascia il lavoro nella fabbrica riuscendo a mantenersi facendo la sarta. Si trova in un vortice crescente di iniziative e conoscenze e l’inquietudine e il bisogno di indipendenza la portano a sfiorare ogni situazione senza lasciarsene coinvolgere totalmente: tutto la interessa ma niente la soddisfa. Il teatro continua ad attrarla ma non più di altre attività.

 

 
PDF
 
Jose Saramago
operazioni binarie demo Le intermittenze della morte
.....................................................................
PDF, 146 pagine
Titolo originale: As Intermitencias da Morte
Autore: José Saramago
Editore: Einaudi 2005
Traduzione dal portoghese: Rita Desti
.....................................................................
In un luogo imprecisato, in un tempo sconosciuto, in un contesto storico ignoto, la Morte non uccide più; così succede, come recita l’incipit, che “il giorno seguente non morì nessuno”.

Il lettore dovrà addentrarsi nelle pagine del libro per scoprire quale carico di significato porta con sé il termine “seguente”. La Morte non svolge più il suo lavoro e l’autore ci mostra le implicazioni, i problemi che può provocare un tale avvenimento.

Il mondo di cui l’autore ci narra pare inizialmente immaginario, ma ben presto ci si rende conto che la descrizione dei personaggi, delle loro azioni, l’analisi dei più reconditi pensieri, la narrazione di problemi e la ricerca di soluzioni non sono affatto fiabeschi e con una quasi terribile epifania ci accorgiamo che Saramago sta parlando di noi, di una comunità, di una collettività che a fatica si muove tra i problemi della vita cercando soluzioni che spesso si dimostrano irrealizzabili: facile è trovarsi in caduta libera verso il caos. La gestione di un accadimento quale il non adempiersi di decessi, fa crollare a catena un sistema che, con sapiente ironia, l’autore fa intendere fondarsi solamente sul perpetuarsi della morte. Egli coglie l’occasione per esprimere la sua critica alla società, alla Chiesa, alla politica e all’uomo contemporaneo che, senza la presenza della morte, scopre tutta la sua debolezza.

IAT | La tecnica del male

1917-2017 | 100 anni dalla Rivoluzione d'Ottobre

1867-2017 | 150 anni dalla pubblicazione del primo libro del Capitale di Karl Marx

Finisca il tempo dei mezzi termini "politically correct"

 

 
«Mi piace molto il pubblico autentico isolamento in cui ci troviamo ora noi due, tu ed io. Corrisponde del tutto alla nostra posizione e ai nostri principi. Il sistema delle reciproche concessioni, dei mezzi termini tollerati per correttezza, e il dovere di assumersi davanti al pubblico la propria parte di ridicolaggine insieme con tutti questi somari del partito, son cose finite»
 
Da Franz Mehring, Vita di Marx, L'esilio a Londra, Vita d'esule

Echi dalla caverna

Platone

Dialettica dell'illuminismo

Max Horkheimer e Theodor W. Adorno

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