Dialettica dell'illuminismo

DIALETTICA DELL'ILLUMINISMO

 

 
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Theodor W. Adorno - Max Horkheimer
Dialettica dell'illuminismo
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8 Mb, 43 pag.288, PDF

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Una lunga tradizione costituente il cuore della cultura occidentale riteneva che il male fosse sempre redimibile e che, alla fine, esso sarebbe stato schiacciato dal bene; dal canto suo, Hannah Arendt metteva in luce come, lungi dall’escludersi mutuamente, la barbarie e l’avanzare della modernità potessero convivere e come l’unico antidoto fosse una progressiva autocorrezione intrapresa dalla modernità stessa. Agli antipodi è la posizione di Adorno e Horkheimer, secondo i quali la barbarie è come un’ombra che pedina sempre la modernità e che mai può essere scacciata. In ciò, molti (tra cui Habermas) hanno visto un pessimismo radicale, quasi una disperazione assoluta: in realtà, leggendo in trasparenza il testo principale di Adorno e Horkheimer (Dialettica dell’Illuminismo), si può notare come esso sia percorso non già da disperazione, bensì da sconsolazione e sconforto, il che non esclude in toto che la modernità possa redimersi. Ad avvalorare quanto detto, citiamo un passaggio dell’opera: "senza speranza, non è la realtà, ma il sapere che - nel simbolo fantastico o matematico - si appropria la realtà come schema e così la perpetua". Da ciò si evince come la lettura data da Habermas e da quanti scorgono nei Francofortesi un pessimismo insanabile sia erronea (da filosofico.net).

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ig trading conto demo Ai nostri giorni, quando un giornale pone una domanda ai suoi lettori, lo fa per chiedere il loro parere su un tema su cui ognuno ha già la propria opinione: non c’è pericolo di imparare granché. Nel secolo XVIII si preferiva interrogare il pubblico su problemi su cui non si aveva ancora una risposta. Non so se fosse più efficace; era più divertente.
Fatto sta che, in virtù di questa abitudine, nel dicembre del 1784 un periodico tedesco, la “Berlinische Monatsschrift”, ha pubblicato una risposta alla domanda: Was ist Aufklärung? E questa risposta era di Kant.

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opsioni binarie demo L’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità di cui egli stesso è colpevole. Minorità è l’incapacità di servirsi della propria intelligenza senza la guida di un altro. Colpevole è questa minorità, se la sua causa non dipende da un difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi di essa senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! Questo dunque è il motto dell’illuminismo.

Pigrizia e viltà sono le cause per cui tanta parte degli uomini, dopo che la natura li ha da lungo tempo liberati dall’altrui guida (naturaliter maiorennes), rimangono tuttavia volentieri minorenni a vita; e per cui riesce tanto facile agli altri erigersi a loro tutori. È così comodo essere minorenni! Se ho un libro che pensa per me, un direttore spirituale che ha coscienza per me, un medico che valuta la dieta per me, ecc., non ho certo bisogno di sforzarmi da me. Non ho bisogno di pensare, se sono in grado di pagare: altri si assumeranno questa fastidiosa occupazione al mio posto. A far sì che la stragrande maggioranza degli uomini (e fra questi tutto il gentil sesso) ritenga il passaggio allo stato di maggiorità, oltreché difficile, anche molto pericoloso, si preoccupano già quei tutori che si sono assunti con tanta benevolenza l’alta sorveglianza sopra costoro. Dopo averli in un primo tempo istupiditi come fossero animali domestici e aver accuratamente impedito che queste placide creature osassero muovere un passo fuori dal girello da bambini in cui le hanno imprigionate, in un secondo tempo descrivono ad esse il pericolo che le minaccia qualora tentassero di camminare da sole. Ora, tale pericolo non è poi così grande, poiché, a prezzo di qualche caduta, essi alla fine imparerebbero a camminare: ma un esempio di questo tipo provoca comunque spavento e, di solito, distoglie da ogni ulteriore tentativo.

1867-2017 | 150 anni dalla pubblicazione del primo libro del Capitale di Karl Marx

Finisca il tempo dei mezzi termini "politically correct"

 

 
«Mi piace molto il pubblico autentico isolamento in cui ci troviamo ora noi due, tu ed io. Corrisponde del tutto alla nostra posizione e ai nostri principi. Il sistema delle reciproche concessioni, dei mezzi termini tollerati per correttezza, e il dovere di assumersi davanti al pubblico la propria parte di ridicolaggine insieme con tutti questi somari del partito, son cose finite»
 
Da Franz Mehring, Vita di Marx, L'esilio a Londra, Vita d'esule

Dialettica dell'illuminismo

Max Horkheimer e Theodor W. Adorno

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