Potere è giustizia

Ottobre | 100

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binär optionen banc de swiss Contributo di Antiper e di Alessandro Simoncini all'Incontro di Approfondimento Teorico (IAT) del 19 aprile 2015 " http://pashmere.it/portfolio-items/foto19 La politica come continuazione della guerra con altri mezzi. Foucault, Von Clausewitz, Marx" a partire dalla lettura di Bisogna difendere la società di Michel Foucault.




"E se è vero che il potere politico arresta la guerra, fa regnare o tenta di far regnare una pace nella società civile, non è affatto per sospendere gli effetti della guerra o per neutralizzare lo squilibrio che si è manifestato nella battaglia finale della guerra. Il potere politico, in questa ipotesi, ha infatti il ruolo di reiscrivere perpetuamente, attraverso una specie di guerra silenziosa, il rapporto di forze nelle istituzioni, nelle diseguaglianze economiche, nel linguaggio, fin nei corpi degli uni e degli altri. Sarebbe dunque questo il primo senso da dare al capovolgimento dell'aforisma di Clausewitz. Definire la politica come guerra continuata con altri mezzi significa che la politica è la sanzione e il mantenimento del disequilibrio delle forze manifestatosi nella guerra. Ma il capovolgimento della frase di Clausewitz vuol dire anche che all'interno della "pace civile", ovvero in un sisfema politico, le lotte politiche, gli scontri a proposito del potere, col potere, per il potere, le modificazioni dei rapporti di forza (con i relativi consolidamenti, rovesciamenti, ecc), non dovrebbero essere interpretati che come la prosecuzione della guerra. Andrebbero cioè decifrati come episodi, frammentazioni, spostamenti della guerra stessa. E in questo modo quando anche si scrivesse la storia della pace e delle sue istituzioni, non si scriverebbe mai nient'altro che la storia della guerra" (Michel Foucault, Bisogna difendere la società)
 

 

 
Tra le interpretazioni citate nel corso della bibliografia ragionata nelle sezioni precedenti, ce ne sono alcune che alludono al carattere disvelante e demistificatore della tesi di Trasimaco, senza però argomentare a fondo la portata filosofica di simile intuizione, in quanto spesso gli stessi studiosi che vi alludono non riconoscono uno spessore teoretico significativo alla posizione del sofista di Calcedonia.
Ci sono però interpreti che invece hanno rivalutato l'interesse primario di Trasimaco per la filosofia politica non solo platonica, proponendo confronti anche con altri pensatori moderni e contemporanei (come Hobbes, Marx e Nietzsche, per esempio): in particolare, Vegetti e Iacono (Vegetti, Trasimaco, 1998; Vegetti, 1989, 19964; Iacono, Milano 2000). 
Nell' interpretazione di Vegetti , la rivalutazione di Trasimaco si accompagna con il riconoscimento della portata disvelante della sua tesi sulla giustizia. 
Trasimaco, secondo Vegetti, non mette in discussione che legge e giustizia si sorreggano a vicenda; egli va più a fondo, sostenendo che dietro ogni legge ed ogni giustizia c'è sempre la parzialità di un potere interessato, e che ogni tentativo di giustificare a monte la relazione storicamente data tra legge e giustizia è a sua volta sospettabile di parzialità interessata.

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C'era una volta - favoleggia Protagora - un'epoca in cui esistevano gli dei, ma non le specie mortali (320c) [1]. Quando giunse il tempo stabilito dal destino per la loro nascita, gli dei le modellarono in seno alla terra [2], usando la terra stessa, il fuoco e i loro composti [3]. Prima di farle uscire alla luce, incaricarono i due fratelli titani Prometeo ed Epimeteo - i cui nomi contengono rispettivamente il pensiero previdente e il senno del poi - di distribuire in modo appropriato le varie facoltà. Epimeteo si offrì di compiere la distribuzione, lasciando al fratello il compito di rivederla (320d). Convinto Prometeo, il titano cominciò a distribuire fra gli esseri viventi le facoltà connesse alla loro struttura corporea - dimensioni, velocità. forza, artigli, pellicce, pelli, zoccoli, radici, fecondità, dieta - cercando di ottenere un bilanciamento, in modo che nessuna specie si estinguesse (321a). Epimeteo, però, possedendo soltanto il senno del poi, non era completamente sapiente (321b) ed esaurì senza rendersene conto la scorta delle risorse fra gli animali privi di ragione (logos). Prometeo, giunto a controllare, vide che l'uomo era rimasto debole, nudo e indifeso, mentre si approssimava già il giorno in cui sarebbe venuto alla luce (321c).

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1867-2017 | 150 anni dalla pubblicazione del primo libro del Capitale di Karl Marx

Finisca il tempo dei mezzi termini "politically correct"

 

 
«Mi piace molto il pubblico autentico isolamento in cui ci troviamo ora noi due, tu ed io. Corrisponde del tutto alla nostra posizione e ai nostri principi. Il sistema delle reciproche concessioni, dei mezzi termini tollerati per correttezza, e il dovere di assumersi davanti al pubblico la propria parte di ridicolaggine insieme con tutti questi somari del partito, son cose finite»
 
Da Franz Mehring, Vita di Marx, L'esilio a Londra, Vita d'esule

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