Antiper | Invito alla lettura di «The 80th anniversary of the victory in the World Anti-Fascist War» di Neville Roy Singham
Neville Roy Singham, The 80th Anniversary of the Victory in the World Anti-Fascist War. Understanding Who Saved Humanity: A Restorationist History, novembre 2025, Tricontinental | WEB | PDF (172 pagine)

Nell’anno appena trascorso si è celebrato l’80° anniversario della vittoria nella Seconda guerra mondiale contro i regimi fascisti. Nella “democratica” UE la celebrazione è stata pressoché nulla perché le classi dominanti europee sono da tempo impegnate in una vasta opera di revisionismo storico e di riabilitazione, diretta o indiretta, dei movimenti reazionari del passato. La Russia, protagonista della vittoria, viene esclusa dalle pur liturgiche celebrazioni a cui vengono invece invitati paesi come l’Italia nei quali sono oggi al potere gli eredi politici diretti dei fascismi di allora oppure paesi come Israele che conducono un vero e proprio genocidio.
La “ministra” degli esteri dell’UE, Kaja Kallas, è stata capace addirittura di negare che la Cina abbia avuto un qualche ruolo nella vittoria. Non sa, la fascista estone, che la Cina ha avuto un ruolo decisivo nella vittoria ad Oriente e dunque nel conflitto globale; come evidenzia Neville Roy Singham nel suo saggio, si dovrebbe addirittura riconoscere che la guerra non iniziò con l’invasione della Polonia nel 1939, ma bensì con l’invasione giapponese della Cina nel 1931 e che per un decennio la Cina dovette combattere quasi da sola, mentre le potenze occidentali continuavano a fare affari con il Giappone.
“Quando scoppiò l’invasione su vasta scala nel 1937 – lo stupro di Nanchino, i bombardamenti terroristici delle città cinesi – la risposta degli imperialisti alleati fu quella di vendere più petrolio al Giappone. Gli Stati Uniti fornirono l’80% del petrolio giapponese fino al 1941” (Singham)
Il saggio mostra come la vittoria sul fascismo non fu determinata dalla tanto decantata potenza industriale statunitense e men che meno dalla risolutezza britannica (che per resistere all’attacco tedesco fu costretta ad affittare il suo impero agli USA [1]), ma bensì dalle leadership socialiste e soprattutto dall’eroismo dei popoli sovietico e cinese. Furono URSS e Cina a distruggere oltre l’80% del potere militare fascista anche se per farlo dovettero pagare il prezzo di sangue più alto: il 59,8% del totale dei morti furono infatti cittadini di paesi socialisti, contro l’1% di anglo-americani.
E’ noto che gli USA furono trascinati nel conflitto dall’attacco preventivo dei giapponesi a Pearl Harbour, ma che avrebbero preferito non essere coinvolti ancora per lungo tempo, in attesa che fascismo, comunismo e liberalismo europeo si distruggessero a vicenda (per poi ovviamente intervenire e far man bassa); una strategia che ha funzionato solo in parte dal momento che i paesi socialisti sono riusciti a resistere sia all’attacco dei fascisti, sia a quello degli imperialisti. Del resto, molte corporation statunitensi (come IBM, Ford, General Motors) collaborarono con il regime nazista o trassero profitto dalla sua macchina bellica fino a guerra inoltrata.
Nel dopoguerra venne costruita una vera e propria narrazione dell’Olocausto. All’inizio si riconobbe lo sterminio di 11 milioni di europei, ma con il passare del tempo si cominciò a ricordare solo i 6 milioni di morti ebrei perché nel frattempo Israele era diventato un fedele alleato dell’Occidente e il suo cane da guardia in Medio Oriente, mentre i morti russi, bielorussi o polacchi furono eclissati.
Soprattutto venne volutamente occultato l’”Olocausto coloniale” che si ebbe fuori dall’Europa, sebbene siano documentati ben 11,2 milioni di morti nelle colonie in Asia e Africa (come i 3 milioni per la carestia nel Bengala causata dalle politiche britanniche), cifre quasi sempre ignorate dalla storiografia occidentale (cioè dalla storiografia dei colonialisti).
“La carestia del Bengala del 1943 uccise 3 milioni di indiani a causa della politica britannica. Mentre i bengalesi morivano di fame, la Gran Bretagna esportava riso dal Bengala e negava l’arrivo di navi di soccorso. [38] Churchill disse al suo segretario privato che “gli indù erano una razza immonda, protetta dalla loro semplice proliferazione dalla rovina che è loro dovuta”. Desiderava che il maresciallo capo dell’aeronautica Arthur Harris, a capo del Comando Bombardieri britannico, potesse “inviare alcuni dei suoi bombardieri in eccedenza per distruggerli” [39]”
Nella guerra, gli USA videro una splendida occasione per portare a compimento il proprio disegno imperiale e, aldilà della retorica, non videro mai i fascismi come un nemico strategico (come invece vedevano i paesi socialisti); prova ne sia la larghissima impunità di cui godettero i criminali di guerra fascisti dopo il 1945, molti dei quali furono protetti e reclutati negli Stati Uniti sia come scienziati, sia come funzionari nella lotta anti-comunista (un ex gerarca nazista divenne addirittura presidente della NATO). Esempi lampanti sono l’immunità concessa ai membri dell’Unità 731 giapponese (responsabile di esperimenti umani atroci) e l’ascesa politica di ex criminali di guerra come Nobusuke Kishi. Del resto il fascismo non è che lo strumento adottato dal capitalismo quando questo diventa incapace di gestire in forma regolata le contraddizioni che esso stesso suscita.
L’Occidente ha poi mobilitato Hollywood e l’accademia per tentare di cancellare il contributo socialista alla vittoria nella Seconda guerra mondiale presentando eventi come il D-Day come i soli punti di svolta, trasformando la storia in uno strumento di propaganda per giustificare l’egemonia post-bellica e la Guerra Fredda. Ovviamente, questa “fabbricazione” della memoria” era a beneficio delle masse occidentali giacché in paesi come la Russia o la Cina il sentimento antifascista è rimasto fortissimo, sia per ragioni politiche, sia per le sofferenze subite nella lotta contro i fascismi.
Note
[1] “[Nel] 1940 […] Gran Bretagna e Stati Uniti si accordarono per il trasferimento alla prima di 50 vecchi cacciatorpediniere in cambio dell’affitto agli USA di una serie di basi navali britanniche” (cfr. Mario Del Pero, Libertà e impero. Gli Stati Uniti e il mondo 1776-2011, Laterza, 2011, pag. 179).
Indice del testo
- 1. The West’s Deliberate Delay: A Strategy of Treachery
- 2. When Inter-Imperialist Rivalries Mattered
- 3. Economic Power in 1941: The Myth of Western Might
- 4. China’s Fourteen-Year Resistance: The Forgotten Foundation of Victory
- 5. The Blood Price: Who Really Defeated Fascism
- 6. The Soviet Union Destroyed Fascism in Europe
- 7. China’s Demographic Catastrophe
- 8. The Colonial Holocaust: Eleven Million Erased
- 9. Africa: Two Million Erased
- 10. How Socialism Defeated Fascism Through Superior Strategy
- 11. Fascism’s Anti-Communist Laboratory: The Domestic Rehearsal for Global Genocide
- 12. The Anti-Communist Crusade: From Hidden Agenda to Open War
- 13. Manufacturing Memory
- 14. The Formula for Impunity: Capital, Science, and the Cold War
- 15. The Memory Hole: Admitting the Real War
- 16. The Architecture of Betrayal: Cairo to San Francisco
- 17. Conclusion: The World Anti-Fascist War within the Century-Long Struggle
- Appendix: Data, Sources, and Methodology
- Reader’s Guide to the Four-Layer Endnotes
- Endnotes
- Bibliography



