Vijay Prashad | The debt of blood
Tratto Vijay Prashad, Washington Bullets, prima edizione, agosto 2020, LeftWord Books. Prefazione di Evo Morales Ayma. In fondo alla pagina la traduzione in italiano realizzata dall’IA.

When Captain Thomas Sankara, a young military officer, took power in his native country, he changed its name from Upper Volta to Burkina Faso – the land of upright people. This was in 1983, in the midst of the IMF-exacerbated debt crisis.
‘The origins of debt go back to colonialism’s origins,’
Sankara said at the July 1987 Organization of African Unity summit; the point of the summit was to create a unified front of African states to repudiate their debts.
‘We cannot repay the debt because we are not responsible for this debt,’
Sankara said.
‘On the contrary, others owe us something that no money can pay for. That is to say, the debt of blood.’
In a time of hopelessness, when debt ravaged the states of Africa, Asia, and Latin America, Sankara came with hope and preached confidence. Stand up, he would say, and look the world in the eye, for your dignity cannot be diminished. It was a powerful message. In 1985, Sankara laid out his theory of confidence :
You cannot carry out fundamental change without a certain amount of madness. In this case, it comes from nonconformity, the courage to turn your back on the old formulas, the courage to invent the future. It took the madmen of yesterday for us to be able to act with extreme clarity today. I want to be one of those madmen. We must dare to invent the future.
Imperialism would not allow this. The plots against him came fast and furiously.
The French have still not opened their archive on their activities, but rumours in Ouagadougou – Burkina Faso’s capital – remain alive to French and CIA intervention to undermine Sankara’s efforts. In 2009, Italian journalist Silvestro Montanaro interviewed Liberian senator and warlord Prince Johnson, who told him – on tape – that ‘there was an international plot to get rid of this man’, meaning Sankara. Cyril Allen, a former head of Liberia’s national petroleum company told Montanaro that ‘Sankara was leaning too far left. The Americans were not happy with Sankara. He was talking of nationalizing his country’s resources to benefit his people. He was a socialist, so he had to go’. General Momo Jiba, an aide-de-camp of Charles Taylor, the Liberian warlord, approached Sankara to allow Taylor to use Burkina Faso to launch his regional war. Sankara told Momo that he was not interested. Taylor met with Sankara’s Defence Minister Blaise Compaoré in Mauritania along with a ‘white man from Paris’. They then held another meeting in Libya, where they decided to kill Sankara. Cyill Allen said, ‘The Americans and French sanctioned the plan. There was a CIA operative and the US embassy in Burkina Faso working closely with the secret service at the French embassy, and they made the crucial decisions.’ Momo and Johnson were part of the plot.
Before he was shot to death on 15 October 1987, Sankara had written,
‘Whatever the contradictions, whatever the oppositions, solutions will be found as long as confidence reigns.’
The assassination of Sankara ended a long cycle of national liberation, as confidence dithered, as the debt crisis swept away hope, and as the USSR began its own slow demise.
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Vijay Prashad | Il debito di sangue
Quando il capitano Thomas Sankara, un giovane ufficiale militare, prese il potere nel suo paese natale, ne cambiò il nome da Alto Volta a Burkina Faso, la terra della gente retta. Era il 1983, nel mezzo della crisi del debito aggravata dal FMI.
“Le origini del debito risalgono alle origini del colonialismo”
dichiarò Sankara al vertice dell’Organizzazione per l’Unità Africana del luglio 1987; lo scopo del vertice era creare un fronte unito degli stati africani per ripudiare i propri debiti.
“Non possiamo ripagare il debito perché non ne siamo responsabili”
affermò Sankara.
“Al contrario, altri ci devono qualcosa che nessun denaro può pagare. Vale a dire, il debito di sangue”.
In un periodo di disperazione, quando il debito devastava gli stati di Africa, Asia e America Latina, Sankara arrivò con speranza e predicò fiducia. Alzatevi, diceva, e guardate il mondo negli occhi, perché la vostra dignità non può essere sminuita. Era un messaggio potente. Nel 1985, Sankara espose la sua teoria della fiducia:
Non si può realizzare un cambiamento radicale senza una certa dose di follia. In questo caso, deriva dall’anticonformismo, dal coraggio di voltare le spalle alle vecchie formule, dal coraggio di inventare il futuro. Ci sono voluti i folli di ieri perché potessimo agire con estrema chiarezza oggi. Voglio essere uno di quei folli. Dobbiamo osare inventare il futuro.
L’imperialismo non lo avrebbe permesso. I complotti contro di lui si sono susseguiti rapidi e furibondi.
I francesi non hanno ancora reso pubblici i loro archivi sulle loro attività, ma a Ouagadougou – la capitale del Burkina Faso – circolano ancora voci di un intervento francese e della CIA per indebolire gli sforzi di Sankara. Nel 2009, il giornalista italiano Silvestro Montanaro intervistò il senatore e signore della guerra liberiano Prince Johnson, che gli disse – su nastro – che “c’era un complotto internazionale per sbarazzarsi di quest’uomo”, riferendosi a Sankara. Cyril Allen, ex capo della compagnia petrolifera nazionale liberiana, disse a Montanaro che “Sankara pendeva troppo a sinistra. Gli americani non erano contenti di Sankara. Parlava di nazionalizzare le risorse del suo paese a beneficio del suo popolo. Era un socialista, quindi doveva andarsene”. Il generale Momo Jiba, aiutante di campo di Charles Taylor, il signore della guerra liberiano, contattò Sankara per permettergli di usare il Burkina Faso per lanciare la sua guerra regionale. Sankara disse a Momo di non essere interessato. Taylor incontrò il ministro della Difesa di Sankara, Blaise Compaoré, in Mauritania, insieme a un “uomo bianco di Parigi”. Tennero poi un altro incontro in Libia, dove decisero di uccidere Sankara. Cyril Allen disse: “Gli americani e i francesi approvarono il piano. C’erano un agente della CIA e l’ambasciata statunitense in Burkina Faso che lavoravano a stretto contatto con i servizi segreti presso l’ambasciata francese, e presero le decisioni cruciali”. Momo e Johnson facevano parte del complotto.
Prima di essere ucciso a colpi di arma da fuoco il 15 ottobre 1987, Sankara aveva scritto:
“Qualunque siano le contraddizioni, qualunque siano le opposizioni, le soluzioni saranno trovate finché regna la fiducia”.
L’assassinio di Sankara pose fine a un lungo ciclo di liberazione nazionale, mentre la fiducia vacillava, mentre la crisi del debito spazzava via la speranza e mentre l’URSS iniziava la sua lenta scomparsa.



