Marco Riformetti | Questioni di reddito e di consumo
Tratto da Marco Riformetti, Tutti dentro con il biglietto del movimento. Gli “autoriduttori” nelle controculture giovanili degli anni ‘70, Tesi di laurea magistrale in “Sociologia e ricerca sociale”, maggio 2022.

C’è un punto che può essere interessante analizzare per svolgere un piccolo confronto, fatte le debite differenze, tra oggi e allora: questo punto riguarda il modo di porre la questione del rapporto tra reddito e consumo.
Come detto, gli autoriduttori rivendicano il diritto al consumo culturale, sociale o anche semplicemente ludico per tutti coloro che, come tanti giovani delle classi popolari, hanno poco denaro nelle tasche. Rispetto alle teorie che sostengono le attuali rivendicazioni sul reddito – minimo, di cittadinanza, di esistenza… – nella pratica delle autoriduzioni avviene un rovesciamento: se i sostenitori del reddito di cittadinanza dicono “dateci i soldi per pagare” gli autoriduttori sembrano dire “non dateci pure nulla, tanto non paghiamo”. Sembrano due approcci molto simili dal momento che realizzano lo stesso effetto pratico – ovvero il consumo – ma in realtà la differenza c’è.
Praticate a livello di massa le autoriduzioni sono tendenzialmente incompatibili con il funzionamento del modo di produzione capitalistico, nel nostro caso con la mercificazione della pratica artistico-musicale, giacché non consentono il perfezionamento dello scambio mercantile “prodotto contro denaro”. Ovvero: non c’è mercificazione della musica se non si paga per ascoltarla.
Al contrario, la richiesta di reddito può essere del tutto compatibile [55] con il funzionamento del modo di produzione capitalistico dal momento che le risorse necessarie possono essere prelevate dalla fiscalità generale senza intaccare i redditi delle classi più agiate, proprio come avviene oggi, diventando una forma di solidarietà dei salariati verso i non salariati che non implica alcun genere di redistribuzione della ricchezza (laddove, al contrario, la “spesa proletaria” costituisce un passaggio netto di ricchezza dalle mani del supermercato a quelle del “cliente”).
Le autoriduzioni si collocano su un altro piano anche rispetto ad un ulteriore tipo di richiesta di reddito [56]: quella basata sulla rivendicazione di maggiori salari che costituisce un classico delle lotte sindacali. La dicotomia salario-autoriduzione è l’espressione di differenti riferimenti sociali: l’“operaio” vs il “giovane”. Il PCI, lo abbiamo visto, stigmatizza duramente la pratica delle autoriduzioni e tende a dare un giudizio teppistico degli autoriduttori anche perché, in quanto “partito della classe operaia”, è sul terreno del salario e dunque della lotta sindacale nei luoghi di lavoro che colloca la propria iniziativa attraverso la “cinghia di trasmissione” della CGIL. Al contrario, i movimenti mettono al centro il proletariato giovanile per il quale il reddito è sempre un problema e il salario è spesso assente (i giovani sono soprattutto studenti e quando non sono disoccupati sono apprendisti o lavoratori generalmente sottopagati).
Iniziative di lotta come le autoriduzioni o le occupazioni si distinguono in modo sostanziale dalle classiche iniziative di lotta sindacale anche da un altro punto di vista in quanto, quando funzionano, funzionano solo per chi partecipa all’iniziativa. Entrare gratuitamente ad un concerto, occupare un’abitazione o un centro sociale, salire sul bus senza pagare il biglietto… sono conquiste che non vengono estese a tutti, ma restano confinate a chi le pratica. Al contrario, una lotta sindacale vincente afferma un principio che viene esteso a tutti i lavoratori, anche a quelli che non hanno partecipato alla lotta e persino a quelli che la lotta l’hanno avversata. Da un certo punto di vista, questo potrebbe sembrarci ingiusto, ma ha invece una ben precisa valenza politica e giuridica.
Note
[55] E infatti le prime forme di reddito minimo furono introdotte addirittura nella società inglese tardo-medievale per fissare il salario ed impedire che esso crescesse eccessivamente per effetto della penuria di forza-lavoro che era derivata dalla peste nera.
[56] Rispetto a quello di cittadinanza o minimo.



