Taggato: profitti

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Antiper | Il capitale non paga

“Per sostenere i prezzi e scongiurare così la causa attiva del pericolo [di naufragio finanziario], lo Stato dovrebbe pagare i prezzi che dominavano [il mercato] prima dello scoppio del panico commerciale nonché scontare il valore dei titoli che hanno [ormai] cessato di rappresentare una qualsiasi cosa tranne i fallimenti. In altre parole, la ricchezza [pubblica] di tutta la comunità, che il governo rappresenta, dovrebbe [essere usata per] compensare le perdite dei capitalisti privati. Questo tipo di comunismo, in cui la reciprocità è tutta da una parte, sembra piuttosto attraente per i capitalisti europei”

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Antiper | Lavoratori al mercato

Nel modo di produzione capitalistico vige una sorta di “legge dei saggi di profitto comunicanti” [2] secondo la quale i capitali si spostano dai settori o i luoghi a saggio di profitto minore verso quelli a saggio di profitto maggiore.

Dal momento che il costo della forza-lavoro (il salario, in senso generale) incide sul prezzo di vendita delle merci, poter usufruire di forza-lavoro a costi inferiori consente di poter abbassare i costi di produzione. Consente, dunque: 1) di poter abbassare i prezzi per aumentare le vendite (cioè la massa di plusvalore entrante) oppure 2) di poter avere un maggiore saggio di profitto (praticando prezzi di vendita invariati e dunque rimanendo invariata la massa di merci vendute).

Quindi, quando si accusano le imprese di voler realizzare profitti attaccando il salario invece che investendo in innovazione tecnologica si dimentica – o si finge di dimenticare – che l’innovazione costa e che qualsiasi impresa, in qualsiasi parte del mondo capitalistico, prima di spendere anche un solo centesimo in nuove macchine cerca, attraverso nuove organizzazioni produttive del lavoro, attraverso il ricatto occupazionale, attraverso le de-localizzazioni… di abbassare i costi in forza-lavoro, ovvero in salari. Oppure innova perché è costrette ad inseguire al concorrenza.

L’abbassamento dei costi di produzione in forza-lavoro è stata una delle spinte maggiori verso le de-localizzazioni che, soprattutto negli ultimi decenni (ma non solo), si sono prodotte in molti settori produttivi.

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Antiper | Capitalisti ottusi

Sostenere che i bassi salari costituiscono la causa della crisi [2] contrasta con l’evidenza empirica dal momento che all’inizio di ogni crisi i salari sono sempre più alti di quanto non siano alla fine. Addirittura, questo fatto ha dato origine ad una teoria (sulla crisi) chiamata “profit squeeze” [3].
Una banale spiegazione della tendenza dei salari a decrescere durante le fasi di crisi è costituita dal fatto che la crisi porta con sé un aumento della disoccupazione e questo aumento della disoccupazione porta con sé, a sua volta, un aumento della tendenza dei lavoratori ad accettare condizioni salariali e sindacali peggiorative in cambio del mantenimento del posto di lavoro [4]