Categoria: Mondo

Mondo

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Immortal Technique feat. Killer Mike, Brother Ali & Chuck D | Civil War

The ghetto is like a prison, with invisible bars
No matter where you ride, it always follows you where you are
And it’s hard out there, for a pimp to get outta
But it’s harder for the hooker that he beat the shit outta
I got niggas underground in the Confederate States
Ironically runnin’ from slavery that prison creates
So I never hate on the south, I respect they vision
I just hate on niggas that promote Samboism
And white execs that love to see us in that position
They reflect the stereotypes of America’s vision
They want us dancing, cooning and hollering
Only respect us for playing sports and modeling
More than racism, it’s stay in your place-ism
More people are trapped in practical blackface-ism
So fuck a Civil War between the North and the South
It’s between field niggas and slaves that are stuck in the house

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Antiper | Angela Davis e la “rivoluzione” che non c’è

Che cos’è il materialismo? E’ l’approccio gnoseologico secondo cui la soggettività è, in ultima istanza, un “riflesso” dell’oggettività. Potremmo dire, con Politzer, che “l’essere produce il pensiero” o, con Marx, che “è l’essere sociale che determina la coscienza”. La mente riflette il mondo reale dentro di sé sotto forma di idee sul mondo.

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Antiper | Dell’emulazione irriflessiva e della distruzione di statue

Da quando si è diffusa nella rivolta di Minneapolis la pratica della distruzione di statue (specialmente quella di Cristoforo Colombo) in larga parte dell’asin/istra social italiana è scattato il classico riflesso condizionato (di cui è espressione esemplare la parola d’ordine “imbrattiamo la statua di Montanelli!”); non potendo emulare le cose più interessanti della rivolta americana (ovvero una mobilitazione radicale contro il razzismo e l’ingiustizia sociale che coinvolge milioni di persone, soprattutto giovani, trasversalmente alle comunità), l’asin/istra ha deciso che poteva comunque emulare (a chiacchiere) quelle meno interessanti

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Antiper | Non solo contro il razzismo, ma contro l’ingiustizia sociale. Sulla rivolta di Minneapolis

La “rivolta di Minneapolis”, esplosa con l’omicidio dell’afroamericano George Floyd da parte della polizia cittadina, si è estesa in modo rapidissimo al resto degli Stati Uniti ed ha raccolto una vasta solidarietà anche nel resto del mondo. L’assassinio di George Floyd ha avuto un impatto emotivo fortissimo; vedere un uomo a terra che implora di non essere ucciso e chiama la madre, mentre il suo assassino lo soffoca senza pietà, con le mani in tasca, mentre chiacchiera con gli altri suoi complici, è qualcosa che ti mette un’arma in mano.

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Antiper | Dal razzismo biologico al razzismo culturale. Riflessioni a partire da Pierre-André Taguieff

Nel linguaggio contemporaneo il termine razza sta diventando obsoleto mentre quello di razzismo viene usato in un numero sterminato di contesti in qualità di sinonimo di espulsione, rigetto, ostilità, odio… Occorrerebbe, pertanto, cercare di individuare alcuni criteri che ci permettano di comprendere questo fenomeno più da vicino.

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Pietro Bianchi | Critica della ragione suprematista bianca

Prima di George Floyd a Minneapolis c’erano stati Trayvon Martin in Florida, Eric Garner a Staten Island e Michael Brown, da cui partirono le rivolte di Ferguson del 2014. Ma non c’è nemmeno bisogno di andare così indietro nel tempo perché Ahmaud Arbery, 25enne nero che stava facendo jogging in una zona rurale della Georgia e che è stato ammazzato da due bianchi che l’hanno seguito in macchina perché ritenuto “sospetto”, è morto il 23 febbraio di quest’anno. Breonna Taylor è stata uccisa il 13 marzo con otto colpi di pistola dopo che tre agenti di polizia sono entrati nel suo appartamento a Louisville, Kentucky, mentre dormiva in quella che secondo loro doveva essere una “trap-house” e dove invece non c’era traccia di stupefacenti.

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CrimethInc. | Minneapolis: ora questa lotta si combatte su due fronti

Le dimostrazioni di questa settimana a Minneapolis segnano uno spartiacque storico nell’epoca del COVID-19. Come abbiamo scritto a marzo, ci sono alcune cose per le quali vale la pena morire. La perpetuazione del capitalismo non è una di queste. Ma alcuni di noi affrontano minacce ancora più mortali del COVID-19. Vale la pena rischiare la nostra vita per lottare per un mondo in cui nessuno sia ucciso come George Floyd – e ciò che sta accadendo a Minneapolis dimostra che la gente è pronta a farlo

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Samir Amin | China 2013

The debates concerning the present and future of China—an “emerging” power—always leave me unconvinced. Some argue that China has chosen, once and for all, the “capitalist road” and intends even to accelerate its integration into contemporary capitalist globalization. They are quite pleased with this and hope only that this “return to normality” (capitalism being the “end of history”) is accompanied by development towards Western-style democracy (multiple parties, elections, human rights)

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Antiper | Maestri di scuola, lavoro produttivo e Capitale

Nel capitolo XIV del primo libro del Capitale Marx affronta un tema che ha assunto grande rilevanza nel dibattito politico internazionale e che sembra essere diventato ancora più rilevante con l’avvento di quella che Manuel Castells ha chiamato “società dell’informazione”; si tratta del tema se il lavoro “immateriale” (ad esempio il lavoro mentale) debba o meno essere considerato produttivo.

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Etienne Balibar | Lenin, i comunisti e l’immigrazione

Nell’ottobre del 1913, Lenin pubblica un articolo poco conosciuto su “Il capitalismo e l’immigrazione dei lavoratori” [2]. Qui egli afferma che

“Il capitalismo ha creato un tipo particolare di migrazione di popoli. I paesi che si sviluppano industrialmente in fretta, introducendo più macchine e soppiantando i paesi arretrati nel mercato mondiale, elevano il salario al di sopra della media e attirano gli operai salariati di quei Paesi.