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Antiper | Tra mercati antichi e rotte globali. Commento a “Sulla situazione epidemica” di Alain Badiou

Dice Badiou: “Non ho trovato dunque nient’altro da fare che provare, come tutti, a sequestrarmi in casa mia, e nient’altro da dire se non esortare tutti a fare altrettanto. Rispettare, su questo punto, una rigida disciplina è tanto più necessario in quanto è un sostegno e una protezione fondamentale per tutti coloro che sono più esposti: certo, tutto il personale medico curante, che è direttamente sul fronte, e che deve poter contare su una ferma disciplina, ivi comprese le persone infette; ma anche i più deboli, come le persone anziane, in particolare quelle in EPAD (European Prevention of Alzheimer’s Dementia) o immunodepresse; e inoltre tutti coloro che vanno al lavoro e corrono così il rischio di un contagio”

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Marco Riformetti | Il Covid-19 e la (nuova) crisi che verrà

“Dopo alcune settimane dallo scoppio dell’epidemia di Covid-19 in Occidente è già molto diffusa la consapevolezza che questa crisi produrrà enormi effetti economici e sociali: “L’economia mondiale non ha mai visto niente di simile. Quasi tutte le previsioni economiche per il 2020 parlano di una contrazione del PIL globale del 3-5%, peggiore quanto, se non di più, di quella della Grande Recessione del 2008-9. Secondo l’OCSE, nella maggior parte delle economie la produzione diminuirà in media del 25%, mentre intanto i “lockdown” vanno avanti e interesseranno direttamente una quota di settori che rappresentano fino a un terzo del PIL delle principali economie. Per ogni mese di contenimento è prevista una perdita di 2 punti percentuali nella crescita del PIL annuale””

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Marco Riformetti | La questione del suffragio e della maggioranza

In letteratura si può trovare un numero pressoché infinito di definizioni di “democrazia”. Esistono tuttavia almeno un paio di elementi che ricorrono con una certa frequenza: 1) la possibilità di far valere una posizione politica esclusivamente attraverso il ricorso a mezzi di natura pacifica – e segnatamente attraverso il voto (nelle elezioni politiche e amministrative, nelle assemblee sindacali, nei movimenti sociali, nelle associazioni…) – e quindi la rinuncia a ricorrere alla violenza o all’uso di mezzi di natura illegale; 2) l’assunzione delle decisioni collettive in base al principio di maggioranza.

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Marco Riformetti | Fine della democrazia?

Per porre la questione della democrazia o, meglio ancora, per porre la questione di come Lenin pone la questione della democrazia dovremmo anzitutto porre la questione di come viene usato e a cosa venga riferito usualmente il termine “democrazia”; porre la questione, ad esempio, se possa dirsi democratica una società in cui solo il 15-20% della popolazione (i maschi adulti-cittadini-residenti) gode del diritto di partecipare alla vita politico-istituzionale (con donne, schiavi e immigrati privati dei diritti politici); oppure, se possa dirsi democratica una società in cui il suffragio è sì universale, ma in cui i mezzi materiali e intellettuali per la formazione del consenso sono concentrati nelle mani di pochissime persone. E poi provare ad analizzare il punto di vista di Lenin.

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Antiper | Il capitale non paga

“Per sostenere i prezzi e scongiurare così la causa attiva del pericolo [di naufragio finanziario], lo Stato dovrebbe pagare i prezzi che dominavano [il mercato] prima dello scoppio del panico commerciale nonché scontare il valore dei titoli che hanno [ormai] cessato di rappresentare una qualsiasi cosa tranne i fallimenti. In altre parole, la ricchezza [pubblica] di tutta la comunità, che il governo rappresenta, dovrebbe [essere usata per] compensare le perdite dei capitalisti privati. Questo tipo di comunismo, in cui la reciprocità è tutta da una parte, sembra piuttosto attraente per i capitalisti europei”

Strage di Bologna 0

Antiper | Lo Stato borghese tra “democrazia” e autoritarismo

La strage di Piazza Fontana e la “strategia della tensione” (nella sua più vasta accezione) costituiscono un “insegnamento” importante anche per l’attualità perché mostrano come possa reagire uno Stato “democratico” di fronte alla perdita, anche solo ipotetica, del proprio consenso e del proprio potere istituzionale.
Come abbiamo scritto in altre occasioni, il fascismo e i fascisti sono strumenti ai quali il potere capitalistico ricorre quando non è più in grado di legittimarsi attraverso la “democrazia” ma, come ci mostra proprio la “strategia della tensione” in Italia, possono essere usati dal potere anche per ri- legittimarsi

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Antiper | Gli “opposti estremismi” e la risposta rivoluzionaria

Gli strateghi della “strategia della tensione” sono convinti che le bombe non potranno non suscitare una reazione armata dei comunisti (almeno di quelli che cominciano ad organizzarsi alla sinistra del PCI dopo il ’68 e l’“autunno caldo”). Pensano anche che vi sarà (come in effetti vi fu) una radicalizzazione di settori dello stesso PCI.

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Antiper | Fascisti e Stato

Che negli anni ’60 qualche gruppo neofascista nutra effettivamente intenzioni eversive (ovvero di rovesciamento in senso reazionario del sistema politico-istituzionale) è noto. Ma questi gruppi possono svilupparsi ad un certo livello solo grazie all’appoggio economico e logistico dello Stato (e della Nato [1]) che però non hanno affatto intenzione di sostenere una “controrivoluzione” [2], ma solo di tenere a bada il movimento dei lavoratori che da qualche tempo sta imboccando una strada di autonomia politica ed organizzativa che sfugge anche al controllo delle stesse organizzazioni sindacali.

Strage di Piazza Fontana 0

Antiper | Una bomba dello Stato contro i lavoratori

Il 12 dicembre 1969, alle 17 e 37, una bomba con 7 chili di tritolo scoppia nella filiale di Milano della Banca Nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana uccidendo 16 persone e ferendone altre 87. In poche ore scatta la “caccia agli anarchici” che vengono subito additati come responsabili della strage dalla Questura milanese, piena di elementi fascisti, a cominciare dal Questore Guida.

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Marco Riformetti | Lo Stato come macchina. Da distruggere

Abbiamo visto che per Lenin lo Stato è uno strumento di cui la borghesia si serve per conservare il potere politico. Nulla vieta, in astratto, che tale strumento possa essere utilizzato anche dal proletariato per conservare il proprio potere politico, una volta che lo abbia conquistato. In fondo, come afferma Marx nel Capitale, di uno strumento è importante soprattutto l’uso che se ne fa e non è colpa del coltello se viene usato per sgozzare la gente

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Marco Riformetti | “Stato e rivoluzione” come programma strategico

Stato e rivoluzione è innegabilmente il testo più “visionario” di Lenin e deve il proprio fascino duraturo anche al fatto di proiettare il proprio sguardo ben oltre la fase storica entro cui esso è stato concepito. Del resto, solo illuminandolo dalla prospettiva del futuro è possibile interrogare il presente in modo adeguato.

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Marco Riformetti | Un percorso nella filosofia politica di Lenin tra classe, partito e Stato

Il 2017 è il centesimo anniversario di un evento che ha avuto un impatto tremendo sull’intera storia del XX secolo e che ha marcato il discorso politico del mondo contemporaneo. Questo evento ha avuto due protagonisti principali: le masse popolari russe, che provarono a lanciare un ‘assalto al cielo’ straordinariamente coraggioso e un uomo che di quell’assalto fu – e non a caso – la guida. Quell’evento è la Rivoluzione d’Ottobre e quell’uomo è Vladimir Ili? Ulyanov, Lenin. In questo contributo, intendiamo proporre un viaggio dentro la filosofia politica di Lenin tra classe, partito e Stato.

 

Marco Riformetti | Un percorso nella filosofia politica di Lenin tra classe, partito e Stato

 

Articolo pubblicato dalla Rivista di filosofia “Lo Sguardo” nel numero monografico dedicato al Centesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre.
Lo Sguardo. Rivista di filosofia
Rivoluzione. Un secolo dopo
a cura di Giso Amendola, Giacomo Pisani, Libera Pisano
N. 25 – 2017 (III)

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Lenin | Stato e rivoluzione (Indice)

Prefazione alla prima edizione, p. 363
Prefazione alla seconda edizione, p. 364., 365

Capitolo I, La società classista e lo Stato, 365
1. Lo Stato, prodotto dell’antagonismo inconciliabile tra le classi, p. 365 – 2. Distaccamenti speciali di uomini armati, prigioni, ecc., p. 368 – 3. Lo Stato, strumento di sfruttamento della classe oppressa, p. 371 – 4. L’» estinzione» dello Stato e la rivoluzione violenta, p. 373….

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Alain Badiou | Il Rosso e il Tricolore

Naturalmente Alain Badiou è un filosofo e ama coniare neologismi come quello di “comunismo di Stato” (che probabilmente ha senso solo nel suo cervello, visto che il comunismo è la società dell’estinzione dello Stato e del libero auto-governo popolare). Certamente è vero che, da un certo momento in poi, i tentativi di costruzione socialista del ‘900 si sono arenati e sono regrediti verso forme di “capitalismo di stato” guidate da borghesie di vecchio e nuovo tipo.

Detto questo, Badiou ha sempre spunti interessanti (ANTIPER)

 
Sfondo: la situazione mondiale
 
Oggigiorno, il mondo è totalmente investito dal capitalismo globale, sottomesso ai dettami dell’oligarchia internazionale e asservito all’astrazione monetaria come unica figura riconosciuta dell’universalità. Viviamo in un periodo di transizione molto difficile, che separa la fine della seconda tappa storica dell’Idea comunista (la costruzione indifendibile, terrorista, di un “comunismo di Stato”) dalla terza tappa (il comunismo come realizzazione politica, adatta al reale, dell’“emancipazione dell’umanità intera”). In questo contesto, si è insediato un mediocre conformismo intellettuale; una sorta di rassegnazione al contempo lamentevole e soddisfatta, che accompagna l’assenza di ogni futuro altro, ovvero la ripetizione dispiegata di ciò che già c’è.
 
Vediamo allora apparire – come controcanto al tempo stesso logico e orribile, disperata e fatale miscela di capitalismo corrotto e di gangsterismo assassino – un ripiegamento maniaco, soggettivamente manovrato dalla pulsione di morte, contro le identità più variegate. Questo ripiegamento suscita a sua volta delle contro-identità sclerotizzate e arroganti. Sulla trama generale dell’“Occidente”, patria del capitalismo dominante e civile, contro l’“Islamismo”, referente del terrorismo sanguinario, appaiono da un lato delle bande armate e assassine o degli individui “armati fino ai denti”, i quali per farsi obbedire brandiscono il cadavere di qualche dio; dall’altro, in nome dei diritti dell’uomo e della democrazia, troviamo invece delle selvagge spedizioni militari internazionali che distruggono Stati interi (Iugoslavia, Iraq, Afghanistan, Sudan, Congo, Mali, Centrafrica…) e che producono migliaia di vittime, senza pervenire a nulla se non a negoziare con dei banditi corrotti una pace precaria attorno a pozzi, miniere, risorse naturali ed enclave in cui prosperano le grosse multinazionali.