Taggato: guerra

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Bertolt Brecht | In morte di Lenin

1. Quando Lenin fu morto
un soldato della guardia funebre, così raccontano, disse
ai suoi compagni: non volevo
crederlo. Sono entrato dov’era disteso e
gli ho gridato all’orecchio: “Il’ic,
arrivano gli sfruttatori!” Non s’è mosso. Ora
so che è morto.

2. Se un uomo buono se ne vuole andare
con che cosa lo si può trattenere?
Ditegli a che cosa egli è necessario.
Questo lo tratterrà.

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Bertolt Brecht | L’analfabeta politico

L’imbroglione politico è figlio dell’analfabeta politico che è ignorante non perché è tenuto all’oscuro di ciò che accade, ma perché decide di disinteressarsene. I popoli che non si curano delle vicende politiche e si preoccupano solo del campionato di calcio o del vestito da mettere il sabato sera o dell’ultima versione di smarthphone sono destinati a restare perennemente schiavi.

 

Il peggiore analfabeta
è l’analfabeta politico.
Egli non sente, non parla,
nè s’importa degli avvenimenti politici.

Egli non sa che il costo della vita,
il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina,
dell’affitto, delle scarpe e delle medicine
dipendono dalle decisioni politiche.

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Antiper | Nei tempi oscuri. Incontro con Bertolt Brecht

…guerra non è solo quella delle bombe che uccidono ogni giorno tanti esseri umani per gli interessi dei potenti del mondo. “Guerra” può essere anche, ribaltando e capovolgendo la prospettiva, quella che dobbiamo condurre quotidianamente contro le logiche che producono la guerra. Una guerra che diventa dunque Resistenza: resistenza contro una società che ci rende “automi” e “atomi”, particelle impazzite che hanno perso il senso della propria vita; resistenza allo sfruttamento sul posto di lavoro, resistenza a relazioni sempre più mercificate, resistenza all’omologazione del nostro pensare e del nostro sentire.

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Pablo Neruda | Madrid 1937

In quest’ora ricordo tutto e tutti,
nelle fibre, nel profondo, nelle
regioni che — suono e penna —
battendo un poco, esistono
oltre la terra, ma nella terra. Oggi
comincia un nuovo inverno.
Non v’è in questa città,
dove sta ciò che amo,
non v’è pane, né luce: un vetro freddo cade
su gerani secchi. Di notte sogni neri
aperti da obici, come buoi insanguinati:
nessuno nell’alba delle fortificazioni,
altro che un carro rotto: già muschio, già silenzio di età
invece di rondini nelle case bruciate,
dissanguate, vuote, con porte volte al cielo:
già il mercato sta aprendo i suoi poveri smeraldi,
e le arance, il pesce,
ogni giorno portati attraverso il sangue,
si offrono alle mani della sorella e della vedova…..

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Pablo Neruda | Pace, ma non la sua (da “Incitamento al Nixonicidio”)

Pace nel Vietnam! Guarda cos’hai lasciato
in quella pace lì di sepoltura
piena di morti da te calcinati!

Con un raggio di eterna scottatura
chiederanno di te i sotterrati.
Nixon, ti scoveranno le mani dure
della rivoluzione sulla terra
per umiliare la tua squallida figura:
sarà il Vietnam che ti sconfisse in guerra.

Nixon non credo nella tua pace vinta!

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Antiper | La guerra come intervento dello Stato in economia

Com’è noto anche i sostenitori del cosiddetto neo-liberismo ritengono che debba essere lo Stato ad occuparsi delle questioni che riguardano la “difesa” [2] o – per meglio dire – la guerra. E da un pezzo, a dire il vero, non si parla più granché di guerra; si parla piuttosto di “interventi umanitari”, di “polizia internazionale”, di “lotta al terrorismo”, di “sicurezza”… Le “dichiarazioni di guerra” non si fanno più e “viene naturale” pensare (ovvero, ci hanno abituato a pensare) che la guerra non abbia a che fare con l’economia, ma con la Democrazia, i Diritti Umani, la Libertà… E’ normale, dunque, che la guerra non venga percepita per quello che è ovvero per un tipico esempio di intervento statale in economia.