Taggato: Marx

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Antiper | Il feticismo degli algoritmi e il suo arcano

Il dibattito sull’influenza che gli algoritmi esercitano sulla nostra quotidianità non è un dibattito nuovo. Al contrario, possiamo pensare questo dibattito come la riproposizione in una nuova forma dell’antico dibattito...

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John Bellamy Foster | Il ritorno di Engels e l’ecosocialismo (da Jacobin Magazine)

Articolo pubblicato su Jacobin Magazine | Traduzione a cura di Sergio Farris

 

https://www.jacobinmag.com/2016/11/engels-marx-ecology-climate-crisis-materialism/

 

Poche collaborazioni politiche ed intellettuali sono paragonabili a quella fra Karl Marx e Friedrich Engels. Non scrissero insieme solo il Manifesto comunista del 1848, prendendo parte alla rivoluzione di quello stesso anno, ma anche due lavori precedenti, La sacra famiglia del 1845 e l’Ideologia tedesca del 1846. Alla fine del decennio 1870, quando i due socialisti scientifici abitarono vicino e poterono conferire quotidianamente, erano soliti camminare avanti e indietro, ognuno su un lato della stanza, nello studio di Marx, lasciando segni sul pavimento quando si giravano sui tacchi, mentre discutevano di svariate idee, piani e progetti.

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IAT | Sull’uso politico della paura. La paura come strumento di potere (AUDIO)

IAT | Sull’uso politico della paura | La paura come strumento di potere (a partire dalla riflessione di Danilo Zolo in «Sulla paura. Fragilità, aggressività, potere»).
Audio delle relazioni e delle integrazioni | Relazione introduttiva di Giulia | Commento di Tommaso al concetto di “paura liquida” in Zygmunt Bauman | Integrazione di Marco sul concetto di “istituzionalizzazione” in La realtà come costruzione sociale di Peter Berger e Thomas Luckmann.

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Sebastiano Isaia | Brevi note critiche a “Il Capitale nel XXI secolo” di Thomas Piketty

In questo articolo, sinteticamente, emerge il problema principale dell’impostazione di Piketty: la pretesa che il funzionamento del modo di produzione capitalistico – la cosiddetta “economia” – possa essere sottomessa alla cosiddetta “politica” (come se fosse la sovrastruttura a governare la struttura e non il viceversa). Un approccio idealistico del tutto analogo a quello degli anti-neo-liberisti che tanta nefasta influenza hanno avuto negli ultimi 2 decenni e che Isaia, giustamente, stigmatizza:

 

“Paradossalmente – ma a ben considerare meno di quanto non sembri a prima vista –, solo gli antiliberisti ideologici hanno continuato a dar credito alle teorie dogmaticamente liberiste, attribuendo alla loro maligna influenza sui governi le magagne che minano la cosiddetta convivenza civile fondata sul Patto sociale. È ciò che succede quando si coltiva la bizzarra idea che sia la realtà ad adeguarsi alle teorie politiche ed economiche, e non viceversa”

 

Lo avevamo scritto anche in passato (cfr. Antiper, Liberismo e anti-neo-liberismo tra Stato e mercato”), ma le chiacchiere sul neo-liberismo continuano ad imperversare per la semplice ragione che aprono la strada ad una critica del tutto inconsistente del capitalismo “cattivo” e all’auspicio di un impossibile “ritorno” al “capitalismo buono” della belle epoque

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Emilio Sereni | Il metodo scientificamente corretto

“Marx sviluppa, nel ‘Capitale’, tutta l’analisi delle strutture vieppiú complesse di una società mercantile e capitalistica, da quella della ‘forma di valore semplice’ a quella della ‘forma relativa’ (nella quale la struttura già si arricchisce in senso quantitativo e numerico, oltre che qualitativo) (50), a quella della ‘forma equivalente’ ed a quella della ‘forma generale’ (…) e poi, con un salto qualitativo (…), a quella del ‘processo’ di ‘circolazione mercantile mediato dal denaro’ (M-D-M), sino a quella del processo della ‘circolazione del denaro stesso’ (D-M-D), che apre finalmente la via alla ‘genesi’ (oltre che all’analisi, beninteso) delle strutture più propriamente esclusive della società ‘capitalistica’.

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Guglielmo Carchedi | L’esaurimento dell’attuale fase storica del capitalismo

Una tesi fondamentale per la teoria della storia e della rivoluzione di Marx è che “Una formazione sociale non perisce finché non si siano sviluppate tutte le forze produttive a cui può dare corso” (Per la Critica dell’economia politica, prefazione). Ora, se il marxismo è una scienza, ciò deve essere verificato empiricamente. Ma questa verifica è importante anche per un altro motivo. Come dice Gramsci, “La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere”. (Quaderni del carcere , «Ondata di materialismo» e «crisi di autorità», volume I, quaderno 3, p. 311, scritto intorno al 1930). La verifica empirica ci permette anche di capire perché e soprattutto come il vecchio muore.

Nella fase storica attuale – e cioè dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi – il capitalismo incontra un limite sempre più insormontabile a causa della contraddizione tra la crescita della forza produttiva del lavoro da una parte e il rapporto di produzione, quello tra lavoro e capitale, dall’altra. Questa contraddizione si sta facendo sempre più dirompete e il capitalismo sta esaurendo le sue capacità di svilupparsi nel contesto di questa fase storica. La forma concreta presa da questa contraddizione, da questa sua crescente incapacità di svilupparsi, sono le crisi sempre più violente.

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Presentazione “Perla Critica” con Carla Filosa e Francesco Schettino (Pisa, 15 novembre 2014)

Il testo è una raccolta delle tematiche marxiane, provenienti dai vari testi in cui Marx stesso ne aveva diversamente articolato l’assetto teorico. È stato pubblicato alla fine dello scorso anno con un disegno in copertina di R. Magritte, Il sorriso del diavolo, a indicare le difficoltà dialettiche da superare, analoghe alla contraddittoria chiave interna alla serratura da aprire. Dopo una prima “Avvertenza” – in cui si dà conto del significato del titolo quale “concrezione a difesa da un corpo estraneo”, ma anche, e soprattutto “ornamento preziosissimo”, e si informa altresì essere questo il frutto di venti anni (1991-2011) di insegnamento universitario alla Sapienza di Roma -, il testo è espresso con le parole di Marx e di autori criticati da lui stesso o da altri scrittori ispirati a Marx. Il curatore, infatti, ha deliberatamente evitato lo stile interpretativo, causa spesso di fraintendimenti appositi e talvolta involontari, in modo da non ripetere i criteri medievali dei commentari aristotelici, a impedimento della lettura dell’originale (Carla Filosa)

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Guglielmo Carchedi | L’imperialismo oggigiorno: che cos’è e dove va

Intervento di Guglielmo Carchedi, dell’Università di Amsterdam, realizzato alla Tavola Rotonda su: “Natura imperialista dell’Unione Europea e forme della lotta di classe” organizzata, sabato 9 gennaio 2016, a Napoli dalla Rete dei Comunisti, dai compagni della Mensa Occupata – Noi Saremo Tutto e dai compagni del Laboratorio ISKRA di Bagnoli.

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Raniero Panzieri | Sull’uso capitalistico delle macchine nel neocapitalismo

“Com’è noto, la cooperazione semplice si presenta, secondo Marx, storicamente all’inizio del processo di sviluppo del modo di produzione capitalistico. Ma questa figura semplice della cooperazione è soltanto una forma particolare della cooperazione in quanto forma fondamentale della produzione capitalistica.

 

‘La forma capitalistica presuppone fin da principio l’operaio salariato libero, il quale vende al capitale la sua forza-Iavoro)’ (Karl Marx, Il Capitale).

Ma l’operaio, in quanto proprietario e venditore della sua forza-lavoro, entra in rapporto con il capitale soltanto come singolo. La cooperazione, il rapporto reciproco degli operai

 

‘comincia soltanto nel processo lavorativo, ma nel processo lavorativo hanno già cessato d’appartenere a se stessi. Entrandovi, sono incorporati nel capitale. Come cooperanti, come membri di un organismo operante, sono essi stessi soltanto un modo particolare di esistenza del capitale. Dunque, la forza produttiva sviluppata dall’operaio come operaio sociale è forza produttiva del capitale. La forza produttiva sociale del lavoro si sviluppa gratuitamente appena gli operai vengono posti in certe condizioni; e il capitale li pone in quelle condizioni. Siccome la forza produttiva sociale del lavoro non costa nulla al capitale, perchè d’altra parte non viene sviluppata dall’operaio prima che il suo stesso lavoro appartenga al capitale, essa si presenta come forza produttiva posseduta dal capitale per natura, come una forza produttiva immanente’ (Karl Marx, Il Capitale)”.

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Stefano Petrucciani | Una teoria che non fa scuola

L’impatto che Karl Marx ha avuto sulla storia del XIX e del XX secolo è stato così forte da non poter essere paragonato a quello di nessun altro pensatore. Solo i fondatori delle grandi religioni hanno lasciato alla storia del mondo una eredità più grande, influente e persistente di quella che si deve al pensatore di Treviri. Ma per capire che tipo di influenza ha avuto la figura di Marx sulla storia del suo tempo e di quello successivo, bisogna mettere a fuoco un aspetto che concorre con altri a determinarne la singolarità: l’attività di Marx si è caratterizzata per il fatto che Marx è stato al tempo stesso un pensatore e un organizzatore/leader politico, e di statura straordinaria in entrambi i campi. Notevolissima è stata la ricaduta che le sue teorie hanno avuto sul pensiero sociale, filosofico e storico, ma ancor più grande, anche se non immediato, è stato l’impatto che la sua attività di dirigente politico (dalla stesura del Manifesto del Partito Comunista alla fondazione della Prima Internazionale) ha lasciato alla storia successiva.

Certo, una duplice dimensione di questo tipo non appartiene solo a Marx: la si può anche ritrovare in grandi leader che furono suoi antagonisti, da Proudhon a Mazzini a Bakunin. Ma in Marx entrambe le dimensioni, quella della costruzione teorica e quella della visione politica, attingono una potenza che manca a questi suoi pur importanti antagonisti. Sul piano della organizzazione politica dall’attività di Marx sono infatti derivati, nel tempo e attraverso complesse mediazioni, i partiti socialdemocratici e poi quelli comunisti che hanno inciso così largamente nella storia del Novecento. Sul piano teorico, invece, Marx ha influenzato, e continua a segnare ancora oggi, una parte non trascurabile della cultura che dopo di lui si è sviluppata.

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Antiper | Dalla filosofia alla concezione materialistica della storia, Appunti per una introduzione alla concezione materialistica della storia, n.1

Antiper,Dalla filosofia alla concezione materialistica della storia, Appunti per una introduzione alla concezione materialistica della storia, n.1, PDF, a4, 20 pag.
Opuscolo in formato A5, 36 pagine, Autoproduzioni
 
Introduzione
 
Sul rapporto tra marxismo e filosofia sono state scritte intere biblioteche. Il “dilemma” è ricondotto alla questione, posta dai filosofi “di professione”, dell’insufficiente, nascosto, frainteso o addirittura mistificato “statuto filosofico” del marxismo.
Nel parlare di marxismo e filosofia si va da chi afferma che il vero problema del marxismo è l’assenza di uno spazio filosofico specifico a chi afferma che un po’ di buona filosofia c’è, ma bisogna disseppellirla da sotto una montagna di deformazioni economicistiche, storicistiche, umanistiche, a chi sostiene che in Marx è posto in modo esauriente il problema filosofico fondamentale. E così via.
 
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Karl Marx | Il metodo dell’economia politica

Da Introduzione a “Per la Critica dell’Economia Politica”, Capitolo 3
 
 
Se esaminiamo dal punto di vista politico-economico un Paese dato, cominciamo con la sua popolazione, la sua divisione in classi, la città, la campagna, il mare, i differenti rami della produzione, l’export-import, la produzione e il consumo annuali, i prezzi delle merci, ecc.
 
Sembra corretto cominciare con il reale e concreto, con il presupposto effettivo e, dunque, nell’economia, per es., con la popolazione, che è il fondamento e il soggetto dell’intera attività produttiva sociale. Ma, ad una considerazione più attenta, ciò si rivela falso. La popolazione è un’astrazione se, per es., trascuro le classi, di cui consiste. Queste classi, a loro volta, sono una vuota espressione, se non conosco gli elementi su cui si basano. Per es., lavoro salariato, capitale, ecc. Questi sottendono scambio, divisione del lavoro, prezzi, ecc. Capitale, ad es., senza lavoro salariato è nulla,[ed anche è nulla] senza valore, denaro, prezzo, ecc.
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Giorgio Cesarale | Il Marx di David Harvey

Della ampia e stratificata opera di David Harvey, di questa singolare figura che si colloca a metà fra urbanistica e teoria sociale, si conosce ormai molto, vista la larga circolazione ottenuta da libri come La crisi della modernità, La guerra perpetua e Breve storia del neoliberismo. Meno conosciuta, tuttavia, è la sua attenta e proficua ricerca sul Capitale marxiano; ricerca che è, peraltro, alla base delle tesi sostenute nelle opere appena menzionate. Ciò che in prima battuta ci proponiamo in questo articolo è di esporre le linee fondamentali di questa ricerca, valutandone meriti e specificità. In conclusione, cercheremo di dire in quale direzione la rilettura del Capitale compiuta da Harvey ha influenzato il corso delle sue più recenti indagini teoriche.