Categoria: Pensieri

Pensieri

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Marco Riformetti | Un percorso nella filosofia politica di Lenin tra classe, partito e Stato

Il 2017 è il centesimo anniversario di un evento che ha avuto un impatto tremendo sull’intera storia del XX secolo e che ha marcato il discorso politico del mondo contemporaneo. Questo evento ha avuto due protagonisti principali: le masse popolari russe, che provarono a lanciare un ‘assalto al cielo’ straordinariamente coraggioso e un uomo che di quell’assalto fu – e non a caso – la guida. Quell’evento è la Rivoluzione d’Ottobre e quell’uomo è Vladimir Ili? Ulyanov, Lenin. In questo contributo, intendiamo proporre un viaggio dentro la filosofia politica di Lenin tra classe, partito e Stato.

 

Marco Riformetti | Un percorso nella filosofia politica di Lenin tra classe, partito e Stato

 

Articolo pubblicato dalla Rivista di filosofia “Lo Sguardo” nel numero monografico dedicato al Centesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre.
Lo Sguardo. Rivista di filosofia
Rivoluzione. Un secolo dopo
a cura di Giso Amendola, Giacomo Pisani, Libera Pisano
N. 25 – 2017 (III)

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Lilian Truchon | Lenin filosofo: la sfida del materialismo

Affrontare Lenin in quanto filosofo, significa discutere lo statuto del materialismo e la sfida politica in ciò insita. A tal proposito, Materialismo ed empiriocriticismo è un’opera fondamentale del suo pensiero filosofico. Scritto nel 1908 e pubblicato nel 1909, questo lavoro tratta in particolare la teoria della conoscenza dal punto di vista del materialismo. Avremo modo di vedere, tra l’altro, come proprio qui si trovi il nocciolo del materialismo di Lenin. Innanzitutto, è doveroso sottolineare che, agli occhi del rivoluzionario russo, la sfida consistente nella difesa del materialismo non ha origine in una semplice questione filosofica o epistemologica: si tratta anche di una questione politica

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Andrea Russo | Terrore, terrorismo, rivoluzione

Una recensione al nuovo libro di Donatella Di Cesare – Terrorismo e modernità – pubblicata nel n.4 di Qui e ora. Si tratta di un testo, quello di Donatella Di Cesare, molto interessante che pone il problema del rapporto tra terrorismo e Stato.

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IAT | Sull’uso politico della paura. La paura come strumento di potere (AUDIO)

IAT | Sull’uso politico della paura | La paura come strumento di potere (a partire dalla riflessione di Danilo Zolo in «Sulla paura. Fragilità, aggressività, potere»).
Audio delle relazioni e delle integrazioni | Relazione introduttiva di Giulia | Commento di Tommaso al concetto di “paura liquida” in Zygmunt Bauman | Integrazione di Marco sul concetto di “istituzionalizzazione” in La realtà come costruzione sociale di Peter Berger e Thomas Luckmann.

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IAT | Sull’uso politico della paura. La paura come strumento di potere

Qual’è il rapporto dell’uomo con l’ambiente che lo circonda? La parola chiave è forse «Gattungswesen», il termine con cui Marx designa, nei «Manoscritti del ’44», il carattere «generico» della natura umana. L’uomo è un animale che non ha un proprio mondo specifico ma è in grado di adattarsi a molti mondi. Non avere un proprio “Umwelt” e possedere una dotazione istintuale limitata rende l’uomo certamente più vulnerabile anche se più flessibile all’evoluzione…

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Intervista ad Alain Badiou | Uscire dalla crisi? L’unica strada è la rivoluzione

…cosa resta del marxismo? È ancora uno strumento utile per criticare e analizzare la situazione socio-economica in cui ci troviamo?

Il marxismo non è solo “utile”, è il solo pensiero generale che possa illuminare il mondo contemporaneo ed essere alla base di una nuova politica. Tutti i concetti importanti di Marx sono molto più veri oggi che ai suoi tempi. Il mercato mondiale, per esempio, è molto più reale oggi che nel 1850. Per non parlare della creazione di una disoccupazione di massa: ci sono, nel mondo d’oggi, circa due miliardi di esseri umani che costituiscono ciò che si definisce il “surplus”. Persone che non sono né dei salariati, né dei proprietari, né dei consumatori. Insomma, non sono niente. Dall’altro lato, c’è la concentrazione del capitale: ad oggi, 264 persone possiedono l’eqiuivalente di quello che possiedono gli altri tre miliardi. Il mondo intero è sotto la legge, prevista da Marx, di un’oligarchia finanziaria estremamente meschina. Marx diceva anche che i governi erano «le fondamenta del potere del Capitale» e oggi tutti possono rendersi conto più facilmente che non 150 anni fa. E poi, chi crede ancora che un voto possa cambiare le cose? Insomma, è dalla visione marxista che bisogna partire, applicando al nostro mondo ciò che Marx aveva anticipato – e che dimostra il suo genio.

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Sebastiano Isaia | Brevi note critiche a “Il Capitale nel XXI secolo” di Thomas Piketty

In questo articolo, sinteticamente, emerge il problema principale dell’impostazione di Piketty: la pretesa che il funzionamento del modo di produzione capitalistico – la cosiddetta “economia” – possa essere sottomessa alla cosiddetta “politica” (come se fosse la sovrastruttura a governare la struttura e non il viceversa). Un approccio idealistico del tutto analogo a quello degli anti-neo-liberisti che tanta nefasta influenza hanno avuto negli ultimi 2 decenni e che Isaia, giustamente, stigmatizza:

 

“Paradossalmente – ma a ben considerare meno di quanto non sembri a prima vista –, solo gli antiliberisti ideologici hanno continuato a dar credito alle teorie dogmaticamente liberiste, attribuendo alla loro maligna influenza sui governi le magagne che minano la cosiddetta convivenza civile fondata sul Patto sociale. È ciò che succede quando si coltiva la bizzarra idea che sia la realtà ad adeguarsi alle teorie politiche ed economiche, e non viceversa”

 

Lo avevamo scritto anche in passato (cfr. Antiper, Liberismo e anti-neo-liberismo tra Stato e mercato”), ma le chiacchiere sul neo-liberismo continuano ad imperversare per la semplice ragione che aprono la strada ad una critica del tutto inconsistente del capitalismo “cattivo” e all’auspicio di un impossibile “ritorno” al “capitalismo buono” della belle epoque

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Emilio Sereni | Il metodo scientificamente corretto

“Marx sviluppa, nel ‘Capitale’, tutta l’analisi delle strutture vieppiú complesse di una società mercantile e capitalistica, da quella della ‘forma di valore semplice’ a quella della ‘forma relativa’ (nella quale la struttura già si arricchisce in senso quantitativo e numerico, oltre che qualitativo) (50), a quella della ‘forma equivalente’ ed a quella della ‘forma generale’ (…) e poi, con un salto qualitativo (…), a quella del ‘processo’ di ‘circolazione mercantile mediato dal denaro’ (M-D-M), sino a quella del processo della ‘circolazione del denaro stesso’ (D-M-D), che apre finalmente la via alla ‘genesi’ (oltre che all’analisi, beninteso) delle strutture più propriamente esclusive della società ‘capitalistica’.

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Guglielmo Carchedi | L’esaurimento dell’attuale fase storica del capitalismo

Una tesi fondamentale per la teoria della storia e della rivoluzione di Marx è che “Una formazione sociale non perisce finché non si siano sviluppate tutte le forze produttive a cui può dare corso” (Per la Critica dell’economia politica, prefazione). Ora, se il marxismo è una scienza, ciò deve essere verificato empiricamente. Ma questa verifica è importante anche per un altro motivo. Come dice Gramsci, “La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere”. (Quaderni del carcere , «Ondata di materialismo» e «crisi di autorità», volume I, quaderno 3, p. 311, scritto intorno al 1930). La verifica empirica ci permette anche di capire perché e soprattutto come il vecchio muore.

Nella fase storica attuale – e cioè dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi – il capitalismo incontra un limite sempre più insormontabile a causa della contraddizione tra la crescita della forza produttiva del lavoro da una parte e il rapporto di produzione, quello tra lavoro e capitale, dall’altra. Questa contraddizione si sta facendo sempre più dirompete e il capitalismo sta esaurendo le sue capacità di svilupparsi nel contesto di questa fase storica. La forma concreta presa da questa contraddizione, da questa sua crescente incapacità di svilupparsi, sono le crisi sempre più violente.

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Antiper | Risposta alla Coordinamenta femminista e lesbica

Antiper | I movimenti delle donne nel mondo contemporaneo. Dalla rivoluzione sessuale alla deriva post-moderna del femminismo

Coordinamenta femminista e lesbica | A proposito di femminismo. Una risposta ad Antiper

Care compagne

abbiamo letto le vostre osservazioni sui nostri appunti (che ci sono state segnalate da una compagna) e ci tenevamo a precisare alcune cose. Intanto, e sopra ogni cosa, che nel nostro riferimento al vostro nome non era assolutamente implicita alcuna critica del vostro lavoro di militanti femministe e che non abbiamo inteso criticare le vostre idee e i progetti che portate avanti. La nostra era una semplice osservazione sulla scelta del termine "coordinamenta" che ci sembrava utile per porre il problema del linguaggio sessuato.
Ci dispiace se avervi chiamato "attiviste" in luogo di "militanti" vi è parsa una critica politica; onestamente abbiamo usato i due termini come se fossero sinonimi. Non avevamo capito l’importanza che attribuite alla differenza tra "militare" in un collettivo ed "essere attive" al suo interno; di certo, nell’uso della parola "attiviste" non c’era alcuna intenzione di demonizzare il vostro impegno e la vostra militanza politica.

Detto questo, visto che ci siamo, cogliamo l’occasione per "spiegare alcune cose" come avrebbe detto il buon Pablo Neruda.

Ci rimproverate di non esprimere un progetto femminista completo, di non esplicitare il nostro punto di vista sul patriarcato, ecc…, ma la verità è che il nostro intervento non aveva alcuna velleità di proporre un progetto organico, sia perché non era questa l’occasione (quello che volevamo era solo darci alcune coordinate storiche e politiche), sia perché di certo non siamo noi a doverlo e poterlo fare.

E d’altra parte è anche vero che dalla critica di un determinato progetto possono delinearsi i lineamenti di un progetto alternativo; ad esempio, la critica (di Marx) dell’economia politica non era che l’affermazione di un’economia politica critica (del capitalismo). Noi, in effetti, volavamo molto più bassi di quanto potete aver supposto. Volendo approfondire la nostra conoscenza dei movimenti delle donne (e quindi ammettendo indirettamente la nostra ignoranza, che voi giustamente ci rimproverate) abbiamo deciso di scegliere alcuni elementi per sviluppare, in un ciclo in 3 tappe, una serie di riflessioni. Il contributo che avete visto riguardava la terza di queste tappe.

Coordinamenta femminista e lesbica | A proposito di femminismo. Una risposta ad Antiper 0

Coordinamenta femminista e lesbica | A proposito di femminismo. Una risposta ad Antiper

Il vostro articolo è pieno di citazioni e grandi affreschi.

http://www.sinistrainrete.info/societa/8594-i-movimenti-delle-donne-nel-mondo-contemporaneo.html Forse, se una critica si può fare, si potrebbe notare che pretendendo di mettere tanta diversa carne al fuoco l’articolo finisce per bruciare tutto e lasciare ben poco da mettere sotto i denti.

La critica rivolta al nostro gruppo femminista “coordinamenta femminista e lesbica” sembra un buon esempio di questi errori “di cottura”. La critica che ci rivolgete è di poco conto, ma la scelta di esercitarla in un paragrafo in cui si prende di mira (a ragione!) il femminismo della differenza finisce per farle assumere ben altra rilevanza.

Perché fare il nome di un gruppo politico femminista che si oppone, da ben prima di voi, al pensiero innatista che accomuna ormai il femminismo di regime e molte femministe compagne? Perché utilizzare la coordinamenta come esempio di cattiva declinazione del femminismo (addirittura come esempio di articolazione prettamente formale della lotta) quando siamo uno dei pochi collettivi di compagne (l’unico romano) che ha preso pubblicamente parola contro la giornata del 26, opponendosi con forza a questa meschina manovra che sta minando da dentro le fondamenta del femminismo rivoluzionario per consegnarlo, attraverso la sua riduzione a lotte categoriali perfettamente compatibili con il capitalismo, nelle mani, non della borghesia tout court, ma della borghesia neoliberista? Perché citare proprio noi che siamo tra le poche, da ormai troppo tempo, a scendere in piazza contro le guerre imperialiste e la strumentalizzazione dei diritti e delle rivendicazioni delle donne e della violenza da cui esse sono oppresse?

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Marco Riformetti | Risposta alla risposta del Professor Umberto Galimberti

Umberto Galimberti ha risposto, dalle pagine della Repubblica delle Donne, ad una domanda sul suo appoggio all’appello per il sì al referendum costituzionale.
All’interno del file PDF, in appendice, ci sono la domanda e la risposta di Galimberti.
Il “botta e risposta” precede l’esito referendario che ha sancito la sconfitta del sì ma l’argomentazione di Galimberti merita di essere segnalata per la sua inconsistenza.