Categoria: Essere antifascisti

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Marco Riformetti | Da Genova 1960 a Torino 1962 (Da “Tutti dentro con il biglietto del movimento”)

Il decennio che precede la nascita del movimento per le autoriduzioni – ovvero gli anni ‘60 – è importante da molti punti di vista e si presenta sin dall’esordio con grande radicalità, segnato com’è da due eventi di piazza che assumeranno un significato simbolico molto rilevante nella storia dell’Italia contemporanea: il primo evento è quello che riguarda gli scontri del luglio 1960 a Genova e nel resto d’Italia (con le tragiche conseguenze che ne seguiranno), mentre il secondo riguarda gli scontri del 1962 in Piazza Statuto a Torino dove migliaia di giovani, principalmente operai FIAT, danno vita a duri scontri con la polizia.

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Richard Breitman e Norman J.W. Goda | L’ombra di Hitler: l’intelligence alleata e l’Organizzazione dei nazionalisti ucraini (parte I)

I registri dell’Esercito e della CIA desegretati di recente contengono molte migliaia di pagine sui collaboratori nazisti durante e dopo la Seconda guerra mondiale. I documenti sono particolarmente ricchi per quanto riguarda i rapporti degli Alleati con le organizzazioni nazionaliste ucraine dopo il 1945. Questa sezione si concentra sull’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini sotto Stephen Bandera e la rappresentanza in esilio del governo clandestino ucraino (ZP/UHVR), che era dominata dai seguaci di Bandera di un tempo, ora diventati rivali, incluso Mykola Lebed. Il livello di dettaglio dei nuovi registri offre un quadro più completo e accurato delle loro relazioni con l’intelligence alleata durante diversi decenni [1]

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Antiper | Antifascismi

In questi anni i partiti della sinistra riformista hanno usato il “pericolo fascista” per chiamare al voto un “popolo della sinistra” sempre più deluso e soprattutto per convincerlo della necessità di costruire cartelli elettorali e accordi istituzionali con partiti più o meno apertamente confindustriali. Ma mentre ogni tanto il centro-sinistra vinceva sul terreno elettorale, la destra intanto dilagava sul piano politico e culturale.

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Essere antifascisti. Introduzione

In Italia il fascismo, come particolare formazione economico-sociale di tipo capitalistico, è esistito per circa un ventennio, dall’inizio degli anni ’20 all’inizio degli anni ’40 del ‘900. I fascisti, invece, sono esistiti ben oltre la fine del fascismo storico [1] e tuttora esistono e da qualche anno si fa un gran parlare del loro ritorno al centro della scena politica e di una sorta di “fascistizzazione” in atto.

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Viktor Shapinov | Un’analisi di classe della crisi ucraina

 
Le origini sociali e di classe della crisi ucraina non sono state indagate a fondo. L’attenzione si è concentrata principalmente sull’aspetto politico degli eventi e si è permesso che la loro base socioeconomica passasse in secondo piano. Quali sono state le forze di classe dietro il rovesciamento del regime di Yanukovich, l’insediamento di un nuovo regime a Kiev e l’ascesa degli anti-Maidan e del movimento nel sud-est?
 
La crisi del capitalismo ucraino 
 
La crisi ucraina non è un fenomeno nazionale isolato. Per una serie di motivi, l’Ucraina è stata “l’anello debole” ed è diventata la prima vittima del crollo del modello economico basato sulla regola del dollaro come valuta di riserva mondiale e sull’uso della domanda di credito al consumo come meccanismo di crescita economica [1]. L’economia ucraina è stata tra le più vulnerabili nel contesto della crisi globale, questo ha portato a una frattura nella classe dominante ed a un’aspra lotta che è visibile da diversi mesi . L’economia del capitalismo ucraino ha preso forma dal collasso del complesso economico dell’Unione Sovietica, dalla privatizzazione della proprietà collettiva e dall’integrazione nel mercato globale. Questi processi hanno portato al degrado della struttura economica della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, che era al decimo posto nella classifica mondiale dello sviluppo economico. L’Ucraina in epoca sovietica aveva un’economia complessa e sviluppata in cui avevano un ruolo di primo piano l’industria metalmeccanica e la produzione di beni ad alto valore aggiunto.