Categoria: Potere è giustizia

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Luca Mori – Trasimaco e il sospetto sul potere e sulla giustizia

 

 
Tra le interpretazioni citate nel corso della bibliografia ragionata nelle sezioni precedenti, ce ne sono alcune che alludono al carattere disvelante e demistificatore della tesi di Trasimaco, senza però argomentare a fondo la portata filosofica di simile intuizione, in quanto spesso gli stessi studiosi che vi alludono non riconoscono uno spessore teoretico significativo alla posizione del sofista di Calcedonia.
Ci sono però interpreti che invece hanno rivalutato l’interesse primario di Trasimaco per la filosofia politica non solo platonica, proponendo confronti anche con altri pensatori moderni e contemporanei (come Hobbes, Marx e Nietzsche, per esempio): in particolare, Vegetti e Iacono (Vegetti, Trasimaco, 1998; Vegetti, 1989, 19964; Iacono, Milano 2000). 
Nell’ interpretazione di Vegetti , la rivalutazione di Trasimaco si accompagna con il riconoscimento della portata disvelante della sua tesi sulla giustizia. 
Trasimaco, secondo Vegetti, non mette in discussione che legge e giustizia si sorreggano a vicenda; egli va più a fondo, sostenendo che dietro ogni legge ed ogni giustizia c’è sempre la parzialità di un potere interessato, e che ogni tentativo di giustificare a monte la relazione storicamente data tra legge e giustizia è a sua volta sospettabile di parzialità interessata.
Maria Chiara Pievatolo – Il mito di Protagora 0

Maria Chiara Pievatolo – Il mito di Protagora

C’era una volta – favoleggia Protagora – un’epoca in cui esistevano gli dei, ma non le specie mortali (320c) [1]. Quando giunse il tempo stabilito dal destino per la loro nascita, gli dei le modellarono in seno alla terra [2], usando la terra stessa, il fuoco e i loro composti [3]. Prima di farle uscire alla luce, incaricarono i due fratelli titani Prometeo ed Epimeteo – i cui nomi contengono rispettivamente il pensiero previdente e il senno del poi – di distribuire in modo appropriato le varie facoltà. Epimeteo si offrì di compiere la distribuzione, lasciando al fratello il compito di rivederla (320d). Convinto Prometeo, il titano cominciò a distribuire fra gli esseri viventi le facoltà connesse alla loro struttura corporea – dimensioni, velocità. forza, artigli, pellicce, pelli, zoccoli, radici, fecondità, dieta – cercando di ottenere un bilanciamento, in modo che nessuna specie si estinguesse (321a). Epimeteo, però, possedendo soltanto il senno del poi, non era completamente sapiente (321b) ed esaurì senza rendersene conto la scorta delle risorse fra gli animali privi di ragione (logos). Prometeo, giunto a controllare, vide che l’uomo era rimasto debole, nudo e indifeso, mentre si approssimava già il giorno in cui sarebbe venuto alla luce (321c).