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Lilian Truchon | Lenin filosofo: la sfida del materialismo

Affrontare Lenin in quanto filosofo, significa discutere lo statuto del materialismo e la sfida politica in ciò insita. A tal proposito, Materialismo ed empiriocriticismo è un’opera fondamentale del suo pensiero filosofico. Scritto nel 1908 e pubblicato nel 1909, questo lavoro tratta in particolare la teoria della conoscenza dal punto di vista del materialismo. Avremo modo di vedere, tra l’altro, come proprio qui si trovi il nocciolo del materialismo di Lenin. Innanzitutto, è doveroso sottolineare che, agli occhi del rivoluzionario russo, la sfida consistente nella difesa del materialismo non ha origine in una semplice questione filosofica o epistemologica: si tratta anche di una questione politica

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John Bellamy Foster | Il ritorno di Engels e l’ecosocialismo (da Jacobin Magazine)

Articolo pubblicato su Jacobin Magazine | Traduzione a cura di Sergio Farris

 

https://www.jacobinmag.com/2016/11/engels-marx-ecology-climate-crisis-materialism/

 

Poche collaborazioni politiche ed intellettuali sono paragonabili a quella fra Karl Marx e Friedrich Engels. Non scrissero insieme solo il Manifesto comunista del 1848, prendendo parte alla rivoluzione di quello stesso anno, ma anche due lavori precedenti, La sacra famiglia del 1845 e l’Ideologia tedesca del 1846. Alla fine del decennio 1870, quando i due socialisti scientifici abitarono vicino e poterono conferire quotidianamente, erano soliti camminare avanti e indietro, ognuno su un lato della stanza, nello studio di Marx, lasciando segni sul pavimento quando si giravano sui tacchi, mentre discutevano di svariate idee, piani e progetti.

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50 anni senza il “Che”

Scarica l’eBook di Paco Ignacio Taibo II, Senza perdere la tenerezza. Vita e morte di Ernesto Che Guevara | epub | azw3 hits | 1.036

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Antiper | Indipendentismo dall’alto e confusione dal basso

L’”indipendentismo dall’alto” catalano è del tutto funzionale agli interessi del capitale catalano; i lavoratori catalani e quelli del resto della Spagna non hanno niente da guadagnare da questo processo che assomiglia troppo ad una “secessione dei ricchi”....

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Andrea Russo | Terrore, terrorismo, rivoluzione

Una recensione al nuovo libro di Donatella Di Cesare – Terrorismo e modernità – pubblicata nel n.4 di Qui e ora. Si tratta di un testo, quello di Donatella Di Cesare, molto interessante che pone il problema del rapporto tra terrorismo e Stato.

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IAT | Sull’uso politico della paura. La paura come strumento di potere (AUDIO)

IAT | Sull’uso politico della paura | La paura come strumento di potere (a partire dalla riflessione di Danilo Zolo in «Sulla paura. Fragilità, aggressività, potere»).
Audio delle relazioni e delle integrazioni | Relazione introduttiva di Giulia | Commento di Tommaso al concetto di “paura liquida” in Zygmunt Bauman | Integrazione di Marco sul concetto di “istituzionalizzazione” in La realtà come costruzione sociale di Peter Berger e Thomas Luckmann.

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Bertolt Brecht | In morte di Lenin

1. Quando Lenin fu morto
un soldato della guardia funebre, così raccontano, disse
ai suoi compagni: non volevo
crederlo. Sono entrato dov’era disteso e
gli ho gridato all’orecchio: “Il’ic,
arrivano gli sfruttatori!” Non s’è mosso. Ora
so che è morto.

2. Se un uomo buono se ne vuole andare
con che cosa lo si può trattenere?
Ditegli a che cosa egli è necessario.
Questo lo tratterrà.

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Bertolt Brecht | Elogio del comunismo (da “Lotta di classe”)

Se il comunismo fosse stato facile a farsi, si sarebbe già fatto da molto tempo. Ma come scrive proprio Brecht in un’altra bellissima poesia, Elogio della dialettica, chi dice che ciò che oggi non è, non può essere?

 

E’ ragionevole: ognuno lo intende. E’ facile.
Tu, che non sfrutti gli uomini, lo capirai subito.
Va bene per te, informati di lui.

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IAT | Sull’uso politico della paura. La paura come strumento di potere

Qual’è il rapporto dell’uomo con l’ambiente che lo circonda? La parola chiave è forse «Gattungswesen», il termine con cui Marx designa, nei «Manoscritti del ’44», il carattere «generico» della natura umana. L’uomo è un animale che non ha un proprio mondo specifico ma è in grado di adattarsi a molti mondi. Non avere un proprio “Umwelt” e possedere una dotazione istintuale limitata rende l’uomo certamente più vulnerabile anche se più flessibile all’evoluzione…

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Bertolt Brecht | L’analfabeta politico

L’imbroglione politico è figlio dell’analfabeta politico che è ignorante non perché è tenuto all’oscuro di ciò che accade, ma perché decide di disinteressarsene. I popoli che non si curano delle vicende politiche e si preoccupano solo del campionato di calcio o del vestito da mettere il sabato sera o dell’ultima versione di smarthphone sono destinati a restare perennemente schiavi.

 

Il peggiore analfabeta
è l’analfabeta politico.
Egli non sente, non parla,
nè s’importa degli avvenimenti politici.

Egli non sa che il costo della vita,
il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina,
dell’affitto, delle scarpe e delle medicine
dipendono dalle decisioni politiche.

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Bertolt Brecht | La canzone del nemico di classe (1933)

1. Quand’ero piccolo, andavo a scuola
e imparai a distinguere il mio e il tuo,
e quando tutto avevo imparato
non mi pareva che fosse tutto.
La mattina ero senza colazione
mentre altri avevano da mangiare;
e cosi imparai ancora tutto
sull’essenza del nemico di classe.
E imparai il perché e il percome
il mondo è diviso da una fossa!
che resta fra noi, perché dall’alto
verso il basso cade la pioggia.

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Antiper | Nei tempi oscuri. Incontro con Bertolt Brecht

…guerra non è solo quella delle bombe che uccidono ogni giorno tanti esseri umani per gli interessi dei potenti del mondo. “Guerra” può essere anche, ribaltando e capovolgendo la prospettiva, quella che dobbiamo condurre quotidianamente contro le logiche che producono la guerra. Una guerra che diventa dunque Resistenza: resistenza contro una società che ci rende “automi” e “atomi”, particelle impazzite che hanno perso il senso della propria vita; resistenza allo sfruttamento sul posto di lavoro, resistenza a relazioni sempre più mercificate, resistenza all’omologazione del nostro pensare e del nostro sentire.

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Intervista ad Alain Badiou | Uscire dalla crisi? L’unica strada è la rivoluzione

…cosa resta del marxismo? È ancora uno strumento utile per criticare e analizzare la situazione socio-economica in cui ci troviamo?

Il marxismo non è solo “utile”, è il solo pensiero generale che possa illuminare il mondo contemporaneo ed essere alla base di una nuova politica. Tutti i concetti importanti di Marx sono molto più veri oggi che ai suoi tempi. Il mercato mondiale, per esempio, è molto più reale oggi che nel 1850. Per non parlare della creazione di una disoccupazione di massa: ci sono, nel mondo d’oggi, circa due miliardi di esseri umani che costituiscono ciò che si definisce il “surplus”. Persone che non sono né dei salariati, né dei proprietari, né dei consumatori. Insomma, non sono niente. Dall’altro lato, c’è la concentrazione del capitale: ad oggi, 264 persone possiedono l’eqiuivalente di quello che possiedono gli altri tre miliardi. Il mondo intero è sotto la legge, prevista da Marx, di un’oligarchia finanziaria estremamente meschina. Marx diceva anche che i governi erano «le fondamenta del potere del Capitale» e oggi tutti possono rendersi conto più facilmente che non 150 anni fa. E poi, chi crede ancora che un voto possa cambiare le cose? Insomma, è dalla visione marxista che bisogna partire, applicando al nostro mondo ciò che Marx aveva anticipato – e che dimostra il suo genio.

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Sebastiano Isaia | Brevi note critiche a “Il Capitale nel XXI secolo” di Thomas Piketty

In questo articolo, sinteticamente, emerge il problema principale dell’impostazione di Piketty: la pretesa che il funzionamento del modo di produzione capitalistico – la cosiddetta “economia” – possa essere sottomessa alla cosiddetta “politica” (come se fosse la sovrastruttura a governare la struttura e non il viceversa). Un approccio idealistico del tutto analogo a quello degli anti-neo-liberisti che tanta nefasta influenza hanno avuto negli ultimi 2 decenni e che Isaia, giustamente, stigmatizza:

 

“Paradossalmente – ma a ben considerare meno di quanto non sembri a prima vista –, solo gli antiliberisti ideologici hanno continuato a dar credito alle teorie dogmaticamente liberiste, attribuendo alla loro maligna influenza sui governi le magagne che minano la cosiddetta convivenza civile fondata sul Patto sociale. È ciò che succede quando si coltiva la bizzarra idea che sia la realtà ad adeguarsi alle teorie politiche ed economiche, e non viceversa”

 

Lo avevamo scritto anche in passato (cfr. Antiper, Liberismo e anti-neo-liberismo tra Stato e mercato”), ma le chiacchiere sul neo-liberismo continuano ad imperversare per la semplice ragione che aprono la strada ad una critica del tutto inconsistente del capitalismo “cattivo” e all’auspicio di un impossibile “ritorno” al “capitalismo buono” della belle epoque

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