Categoria: Letture

Letture

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Bertolt Brecht | In morte di Lenin

1. Quando Lenin fu morto
un soldato della guardia funebre, così raccontano, disse
ai suoi compagni: non volevo
crederlo. Sono entrato dov’era disteso e
gli ho gridato all’orecchio: “Il’ic,
arrivano gli sfruttatori!” Non s’è mosso. Ora
so che è morto.

2. Se un uomo buono se ne vuole andare
con che cosa lo si può trattenere?
Ditegli a che cosa egli è necessario.
Questo lo tratterrà.

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Bertolt Brecht | Elogio del comunismo (da “Lotta di classe”)

Se il comunismo fosse stato facile a farsi, si sarebbe già fatto da molto tempo. Ma come scrive proprio Brecht in un’altra bellissima poesia, Elogio della dialettica, chi dice che ciò che oggi non è, non può essere?

 

E’ ragionevole: ognuno lo intende. E’ facile.
Tu, che non sfrutti gli uomini, lo capirai subito.
Va bene per te, informati di lui.

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Bertolt Brecht | L’analfabeta politico

L’imbroglione politico è figlio dell’analfabeta politico che è ignorante non perché è tenuto all’oscuro di ciò che accade, ma perché decide di disinteressarsene. I popoli che non si curano delle vicende politiche e si preoccupano solo del campionato di calcio o del vestito da mettere il sabato sera o dell’ultima versione di smarthphone sono destinati a restare perennemente schiavi.

 

Il peggiore analfabeta
è l’analfabeta politico.
Egli non sente, non parla,
nè s’importa degli avvenimenti politici.

Egli non sa che il costo della vita,
il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina,
dell’affitto, delle scarpe e delle medicine
dipendono dalle decisioni politiche.

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Bertolt Brecht | La canzone del nemico di classe (1933)

1. Quand’ero piccolo, andavo a scuola
e imparai a distinguere il mio e il tuo,
e quando tutto avevo imparato
non mi pareva che fosse tutto.
La mattina ero senza colazione
mentre altri avevano da mangiare;
e cosi imparai ancora tutto
sull’essenza del nemico di classe.
E imparai il perché e il percome
il mondo è diviso da una fossa!
che resta fra noi, perché dall’alto
verso il basso cade la pioggia.

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Antiper | Nei tempi oscuri. Incontro con Bertolt Brecht

…guerra non è solo quella delle bombe che uccidono ogni giorno tanti esseri umani per gli interessi dei potenti del mondo. “Guerra” può essere anche, ribaltando e capovolgendo la prospettiva, quella che dobbiamo condurre quotidianamente contro le logiche che producono la guerra. Una guerra che diventa dunque Resistenza: resistenza contro una società che ci rende “automi” e “atomi”, particelle impazzite che hanno perso il senso della propria vita; resistenza allo sfruttamento sul posto di lavoro, resistenza a relazioni sempre più mercificate, resistenza all’omologazione del nostro pensare e del nostro sentire.

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Pablo Neruda | Madrid 1937

In quest’ora ricordo tutto e tutti,
nelle fibre, nel profondo, nelle
regioni che — suono e penna —
battendo un poco, esistono
oltre la terra, ma nella terra. Oggi
comincia un nuovo inverno.
Non v’è in questa città,
dove sta ciò che amo,
non v’è pane, né luce: un vetro freddo cade
su gerani secchi. Di notte sogni neri
aperti da obici, come buoi insanguinati:
nessuno nell’alba delle fortificazioni,
altro che un carro rotto: già muschio, già silenzio di età
invece di rondini nelle case bruciate,
dissanguate, vuote, con porte volte al cielo:
già il mercato sta aprendo i suoi poveri smeraldi,
e le arance, il pesce,
ogni giorno portati attraverso il sangue,
si offrono alle mani della sorella e della vedova…..

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Pablo Neruda | Pace, ma non la sua (da “Incitamento al Nixonicidio”)

Pace nel Vietnam! Guarda cos’hai lasciato
in quella pace lì di sepoltura
piena di morti da te calcinati!

Con un raggio di eterna scottatura
chiederanno di te i sotterrati.
Nixon, ti scoveranno le mani dure
della rivoluzione sulla terra
per umiliare la tua squallida figura:
sarà il Vietnam che ti sconfisse in guerra.

Nixon non credo nella tua pace vinta!

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Pablo Neruda | Canto d’amore a Stalingrado (da “Poesia politica”, 1953)

Canto d’amore a Stalingrado
Da Poesia politica (1953)

Nella notte il contadino dorme, ma la mano
sveglia, affonda nelle tenebre e chiede all’aurora:
Alba, sole del mattino, luce del giorno che viene,
dimmi se ancora le mani più pure degli uomini
difendono la rocca dell’onore, dimmi aurora,
se l’acciaio sulla tua fronte rompe la sua forza,
se l’uomo rimane al suo posto, ed il tuono al suo posto,
dimmi, chiede il contadino, se la terra non ode
come cade il sangue degli eroi arrossati, nell’immensa notte terrestre,
dimmi se ancora sopra l’albero sta il cielo,
dimmi se ancora risuonano spari a Stalingrado.

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Pablo Neruda | Spiego alcune cose

Spiego alcune cose
Da Con la Spagna nel cuore (1937)

Chiederete: ma dove sono i lillà?
E la metafisica coperta di papaveri?
E la pioggia che fitta colpiva
le sue parole, riempiendole
di buchi e uccelli?

Vi racconterò tutto quel che m’accade.

Vivevo in un quartiere
di Madrid, con campane,
orologi, alberi.

Da lì si vedeva
il volto secco della Castiglia,
come un oceano di cuoio.
La mia casa la chiamavano
"la casa dei fiori", ché da ogni parte
conflagravan gerani: era
una bella casa,
con cani e scugnizzi.
Ti ricordi, Raúl?
Ti ricordi, Rafael?
Federico, ti ricordi,
ora che sei sottoterra,
ti ricordi della mia casa balconata, dove
la luce di giugno ti soffocava la bocca di fiori?

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Pablo Neruda | I nemici

I nemici
Da Canto generale

Puntarono qui i fucili carichi
e ordinarono la strage spietata;
trovarono qui un popolo che cantava
un popolo raccolto per dovere e per amore,
e l’esile fanciulla cadde con la sua bandiera,
e il giovane sorridente rotolò accanto a lei ferito,
e lo stupore del popolo vide cadere i morti
con furia e con dolore.

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Marcello Musto | L’ultimo Marx. 1881-1883. Saggio di biografia intellettuale

 

 
Marcello Musto
L’ultimo Marx. 1881-1883
Saggio di biografia intellettuale
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Editore: Donzelli, 2016
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Risvolto di copertina

Gli ultimi anni della vita di Marx sono stati spesso considerati come un periodo durante il quale egli avrebbe appagato la propria curiosità intellettuale e cessato di lavorare. L’analisi di alcuni manoscritti, ancora inediti o poco conosciuti, permette di sfatare questa leggenda e dimostra che egli non solo continuò le sue ricerche, ma le estese anche a nuove discipline. Nel biennio 1881-1882 Marx intraprese uno studio approfondito delle più recenti scoperte nel campo dell’antropologia, della proprietà comune nelle società pre-capitaliste, delle trasformazioni determinatesi in Russia in seguito all’abolizione della servitù e della nascita dello Stato moderno. Inoltre, egli fu attento osservatore dei principali avvenimenti di politica internazionale e le sue lettere testimoniano il suo deciso sostegno alla lotta per la liberazione dell’Irlanda e la ferma opposizione all’oppressione coloniale in India, Egitto e Algeria.

Antiper | Recensione a “L’epoca delle passioni tristi” di Miguel Benasayag e Gérard Schmit 0

Antiper | Recensione a “L’epoca delle passioni tristi” di Miguel Benasayag e Gérard Schmit

Miguel Benasayag

Il libro di Miguel Benasayag e Gérard Schmit L’epoca delle passioni tristi si propone di indagare il crescente disagio nelle società occidentali, specialmente tra gli adolescenti, partendo dalla constatazione che mentre nel passato i ragazzi più problematici provenivano soprattutto dalla periferia e dai quartieri più poveri, oggi il disagio tende a generalizzarsia tutti i quartieri e quindi, dovremmo pensare, a tutte le fasce sociali.

Gli autori partono dalla constatazione che si è ormai consumato il passaggio da un futuro-promessa ad un futuro-minaccia e non solo dal punto di vista economico.
L’Occidente aveva fondato i suoi sogni sulla convinzione che la storia dell’umanità fosse inevitabilmente storia di progresso; se in precedenza il processo storico permetteva di guardare al futuro come ad una promessa di sempre maggior benessere, di sempre maggiore felicità, oggi questa fiducia non esiste più: è avvenuta una vera e propria rottura che ha ucciso la speranza “storicista” di un futuro migliore. O forse sarebbe meglio dire così: è venuta meno, non tanto la convinzione che il futuro sia sempre necessariamente migliore, ma piuttosto che un futuro migliore sia anche soltanto possibile.

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Simona Baldanzi – Figlia di una vestaglia blu

 
Simona Baldanzi
Figlia di una vestaglia blu
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Editore: Fazi 2006
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Leggere “Figlia di una vestaglia blu” è come accomodarsi su un divano e sfogliare fotografie: le immagini sconosciute ben presto si rivelano familiari perché Simona Baldanzi scrive di una storia che non è solamente sua, scrive di donne, operaie, madri; racconta di figli e figlie, di natura, della terra, del mare, di operai che lavorano lontano dalla propria casa, lasciata al sud, e non si sentono parte di una comunità; uomini e donne avvicinati da un unico destino, quello di lavoratori, con le tute: blu per le “donne della Rifle”, arancione per gli “uomini del buio” che bucano il monte per far passare il treno ad alta velocità.
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Note di lettura: Pino Cacucci, Tina

 

 
 
 
Pino Cacucci
Tina
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Editore: Universale Economica Feltrinelli
Settima edizione marzo 2011
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“Il mondo non è contenuto adeguatamente nel formato di una macchina 35 mm”. Così affermava negli anni 40 del ‘900 Eugene Smith (1918-1978) uno dei padri del fotogiornalismo americano. Pare aver preso ispirazione da Tina Modotti (1896-1942) la fotografa friulana che ha dedicato la sua vita all’arte, tentando varie strade tra le quali il teatro e il cinema di Hollywood, per fermarsi poi in modo immutabile su quella della fotografia ma, non soddisfatta di posare lo sguardo sulle sofferenze umane senza contribuire in modo concreto ad alleviarle, supera la fotografia stessa e va oltre: non può più raccontare la realtà attraverso una lente e un’inquadratura limitata, si muove nell’inquadratura stessa per dilatarla il più possibile al fine di abbracciare uno spaccato di mondo sempre più ampio con l’intenzione di cambiarlo. Per questo motivo abbandona l’attività di fotografa e si dedica completamente alla militanza nel partito comunista che la porterà a viaggiare molto, parteciperà alla guerra civile in Spagna, presterà servizio nel Soccorso Rosso e si troverà all’interno di un movimento che diventerà per lei unica risposta di vita e roccia a cui aggrapparsi nei momenti di fragilità.
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Tina Modotti: un’artista, una militante

(Riassunto redatto utilizzando brani del libro Tina, di Pino Cacucci)

Tina Modotti nasce a Udine nel 1896 e lascia presto la scuola per andare a lavorare e aiutare la famiglia a tirare avanti. A 17 anni, nel 1913 si trasferisce negli Stati Uniti, a San Francisco dove l’aveva preceduta il padre e una sorella. Lì trova lavoro in una fabbrica di camice e si tuffa completamente nel fermento culturale e artistico che pervade la città.

Tina frequenta circoli operai e gruppi teatrali e ben presto lascia il lavoro nella fabbrica riuscendo a mantenersi facendo la sarta. Si trova in un vortice crescente di iniziative e conoscenze e l’inquietudine e il bisogno di indipendenza la portano a sfiorare ogni situazione senza lasciarsene coinvolgere totalmente: tutto la interessa ma niente la soddisfa. Il teatro continua ad attrarla ma non più di altre attività.

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Note di lettura: José Saramago, Le intermittenze della morte

 

 
PDF
 
Jose Saramago
Le intermittenze della morte
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PDF, 146 pagine
Titolo originale: As Intermitencias da Morte
Autore: José Saramago
Editore: Einaudi 2005
Traduzione dal portoghese: Rita Desti
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In un luogo imprecisato, in un tempo sconosciuto, in un contesto storico ignoto, la Morte non uccide più; così succede, come recita l’incipit, che “il giorno seguente non morì nessuno”.

Il lettore dovrà addentrarsi nelle pagine del libro per scoprire quale carico di significato porta con sé il termine “seguente”. La Morte non svolge più il suo lavoro e l’autore ci mostra le implicazioni, i problemi che può provocare un tale avvenimento.

Il mondo di cui l’autore ci narra pare inizialmente immaginario, ma ben presto ci si rende conto che la descrizione dei personaggi, delle loro azioni, l’analisi dei più reconditi pensieri, la narrazione di problemi e la ricerca di soluzioni non sono affatto fiabeschi e con una quasi terribile epifania ci accorgiamo che Saramago sta parlando di noi, di una comunità, di una collettività che a fatica si muove tra i problemi della vita cercando soluzioni che spesso si dimostrano irrealizzabili: facile è trovarsi in caduta libera verso il caos. La gestione di un accadimento quale il non adempiersi di decessi, fa crollare a catena un sistema che, con sapiente ironia, l’autore fa intendere fondarsi solamente sul perpetuarsi della morte. Egli coglie l’occasione per esprimere la sua critica alla società, alla Chiesa, alla politica e all’uomo contemporaneo che, senza la presenza della morte, scopre tutta la sua debolezza.