Categoria: Pensieri

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Marco Riformetti | La questione del suffragio e della maggioranza

In letteratura si può trovare un numero pressoché infinito di definizioni di “democrazia”. Esistono tuttavia almeno un paio di elementi che ricorrono con una certa frequenza: 1) la possibilità di far valere una posizione politica esclusivamente attraverso il ricorso a mezzi di natura pacifica – e segnatamente attraverso il voto (nelle elezioni politiche e amministrative, nelle assemblee sindacali, nei movimenti sociali, nelle associazioni…) – e quindi la rinuncia a ricorrere alla violenza o all’uso di mezzi di natura illegale; 2) l’assunzione delle decisioni collettive in base al principio di maggioranza.

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Marco Riformetti | Fine della democrazia?

Per porre la questione della democrazia o, meglio ancora, per porre la questione di come Lenin pone la questione della democrazia dovremmo anzitutto porre la questione di come viene usato e a cosa venga riferito usualmente il termine “democrazia”; porre la questione, ad esempio, se possa dirsi democratica una società in cui solo il 15-20% della popolazione (i maschi adulti-cittadini-residenti) gode del diritto di partecipare alla vita politico-istituzionale (con donne, schiavi e immigrati privati dei diritti politici); oppure, se possa dirsi democratica una società in cui il suffragio è sì universale, ma in cui i mezzi materiali e intellettuali per la formazione del consenso sono concentrati nelle mani di pochissime persone. E poi provare ad analizzare il punto di vista di Lenin.

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Antiper | Postfazione a L. Althusser, Introduzione al Capitale, Punto I

In questa seconda parte del libretto è contenuta la famosa raccomandazione di Althusser – rivolta ai lettori che per la prima volta si avvicinano al Capitale – di saltare tutta la prima sezione.
Si tratta di una raccomandazione che ai maliziosi potrebbe apparire suggerita dall’inconfessato intento di Althusser di evitare al lettore l’impatto iniziale con il primo capitolo, quello dedicato alla teoria del valore che, per riconoscimento dello stesso Marx, ammicca qua e là al linguaggio hegeliano; questo perché, come è noto, è forte la critica althusseriana di Hegel, tanto forte da coinvolgere anche il “giovane Marx” e da indurre il filosofo francese a parlare di “rottura epistemologica” tra le marxiane opere giovanili – considerate troppo storiciste e umaniste, in sostanza troppo hegeliane – e le opere più mature, successive all’Ideologia Tedesca e alle Tesi su Feuerbach – finalmente scientifiche –).

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Louis Althusser | Introduzione al I Libro del Capitale. Punto I (parte seconda)

Le maggiori difficoltà, sia teoriche che di altro genere, che ostacolano una facile lettura del libro I del Capitale, sono sfortunatamente (o fortunatamente) concentrate nell’apertura stessa del libro I, e precisamente nella sua prima sezione, che tratta di “Merce e denaro”.
Do dunque il seguente consiglio: mettere provvisoriamente fra parentesi tutta la sezione I, e cominciare la lettura dalla sezione II: “La trasformazione del denaro in capitale”.
Si può, a mio giudizio, cominciare (e soltanto cominciare) a comprendere la sezione I, solo dopo aver letto e riletto tutto il libro I a partire dalla sezione II.

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Antiper | Il capitale non paga

“Per sostenere i prezzi e scongiurare così la causa attiva del pericolo [di naufragio finanziario], lo Stato dovrebbe pagare i prezzi che dominavano [il mercato] prima dello scoppio del panico commerciale nonché scontare il valore dei titoli che hanno [ormai] cessato di rappresentare una qualsiasi cosa tranne i fallimenti. In altre parole, la ricchezza [pubblica] di tutta la comunità, che il governo rappresenta, dovrebbe [essere usata per] compensare le perdite dei capitalisti privati. Questo tipo di comunismo, in cui la reciprocità è tutta da una parte, sembra piuttosto attraente per i capitalisti europei”

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Alain Badiou | Sulla situazione epidemica

Ho sempre ritenuto che l’attuale situazione, segnata da un’epidemia virale, non aveva certo nulla d’eccezionale. Dalla pandemia (anch’essa virale) dell’HIV, passando per l’influenza aviaria, il virus Ebola, il virus SARS 1, per non parlare di diversi tipi d’influenze, persino del ritorno del morbillo o delle tubercolosi, che gli antibiotici non guariscono più, sappiamo ormai che il mercato mondiale, combinato con l’esistenza di vaste zone sotto-medicalizzate del pianeta e con l’insufficienza della disciplina mondiale nelle necessarie vaccinazioni, produce inevitabilmente delle epidemie serie e devastanti (nel caso dell’HIV, diversi milioni di morti)

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Antiper | Lenin, uomo del futuro, II

La nascita del marxismo russo non poteva avvenire che in un contesto ancora profondamente segnato dall’esperienza politica del populismo rivoluzionario. Ma ben diverso è affermare che il marxismo russo sarebbe una sorta di versione populista del marxismo, come fanno certi autori1 che il fervore anti-leninista spinge ben oltre le soglie del ridicolo. In Plechanov, certo, permangono alcune suggestioni populiste anche dopo la rottura formale con la propria esperienza precedente, ma la stessa cosa non vale per Lenin il cui esordio teorico è largamente dedicato proprio alla polemica contro le tesi populiste.

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Antiper | Lenin, uomo del futuro, I

Alla metà del XIX secolo la Russia è ancora un paese molto arretrato dal punto di vista capitalistico, in notevole ritardo rispetto alle altre grandi potenze europee. Indebolito dalla sconfitta di Crimea lo Zar si trova costretto, sotto la pressione combinata delle periodiche rivolte contadine e soprattutto dell’incipiente sviluppo capitalistico , a concedere nel 1861 l’abolizione della servitù della gleba. Ma questa tanto attesa “riforma” non determina un miglioramento sostanziale delle condizioni di vita dei contadini; al contrario, ne determina un ulteriore peggioramento…

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Samir Amin | China 2013

The debates concerning the present and future of China—an “emerging” power—always leave me unconvinced. Some argue that China has chosen, once and for all, the “capitalist road” and intends even to accelerate its integration into contemporary capitalist globalization. They are quite pleased with this and hope only that this “return to normality” (capitalism being the “end of history”) is accompanied by development towards Western-style democracy (multiple parties, elections, human rights)

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Alain Badiou | Uno si divide in due

Il secolo, dunque, non è in alcun modo un secolo di “ideologie” nel senso dell’immaginario e delle utopie. La sua determinazione soggettiva principale è la passione del reale, di ciò che è immediatamente praticabile qui e ora. Abbiamo dimostrato che l’importanza della finzione non è che una conseguenza di tale passione

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Alain Badiou | Lettera a Slavoj Žižek sull’opera di Mao Tse-Tung

La tua introduzione ai testi filosofico-politici di Mao pubblicata da Verso è, come sempre, di grande interesse. Per cominciare direi, come è mia abitudine e di contro alla tua reputazione – frutto di una falsificazione del tutto francese – di uomo di spettacolo e di buffone del concetto (hanno detto altrettanto del nostro maestro Lacan, sentiamoci rassicurati!) che questa tua introduzione è leale, profonda e coraggiosa.