Taggato: rivoluzione

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Lenin | Stato e rivoluzione (Indice)

Prefazione alla prima edizione, p. 363
Prefazione alla seconda edizione, p. 364., 365

Capitolo I, La società classista e lo Stato, 365
1. Lo Stato, prodotto dell’antagonismo inconciliabile tra le classi, p. 365 – 2. Distaccamenti speciali di uomini armati, prigioni, ecc., p. 368 – 3. Lo Stato, strumento di sfruttamento della classe oppressa, p. 371 – 4. L’» estinzione» dello Stato e la rivoluzione violenta, p. 373….

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Antiper | Lenin, uomo del futuro

E guardando di laggiù queste giornate,
vedrai dapprima la testa di Lenin:
il suo pensiero apre una strada di luce
dall’era degli schiavi
ai secoli della Comune.
Passeranno gli anni dei nostri tormenti
e ancora all’estate della Comune,
scalderemo la nostra vita
e la felicità, con dolcezza di frutti giganti,
maturerà sui fiori dell’ottobre.
E chi leggerà le parole di Lenin,
sfogliando le carte gialle dei decreti,
sentirà il sangue battere alle tempie
e salire le lacrime al cuore.
Quando rivedo ciò che ho vissuto
e scavo in quei giorni,
un ricordo mi balena:
fu il 25, il primo giorno.
MAJAKOVSKIJ
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Petra Krause | Lettera al figlio Marco

ho sempre pensato che l’unica cosa che si potesse fare volentieri in carcere è scrivere delle lettere. Invece la cosa è diversa. Faccio fatica a scrivere perché mi ripugna l’idea di censuratori anonimi e di parte, con cui non ho nulla in comune ma che automaticamente sono coinvolti nel dialogo.
Solo per questo – e non perché non vorrei comunicarti tante cose – in questi tre mesi ti ho scritto solo due volte. Mi rendo conto che ciò è stato sleale verso chi è fuori in misura in cui io mi ricordo che sempre, quando un compagno o una compagna veniva incarcerato, facevo di tutto per immaginarmi come passava le sue giornate, come reagiva alla gabbia. E nonostante tutti i documenti letti sull’argomento, capivo poco. E siccome conoscere le cose anziché doversele immaginare è senz’altro meglio, ti descrivo la mia giornata “media”.

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Antiper | Rivolte e rivoluzioni

Stupisce constatare che sugli eventi che scuotono Nord Africa e Medio Oriente dall’inizio dell’anno pochi abbiano voluto approfondire l’analisi e molti si siano affrettati a elargire generosamente patenti rivoluzionarie a destra e a manca

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Antiper | Il fine è tutto

Una delle tendenze più deleterie e longeve della sinistra è certamente quella di enfatizzare acriticamente ogni movimento sociale che si presenta sulla scena e di esaltarne la spontaneità come la più grande delle virtù. Non si rende conto, questa sinistra, che niente è meno spontaneo di un movimento “spontaneo” giacché la spontaneità altro non è che la libera espressione di tutte le forme di condizionamento e “socializzazione” a cui ciascuno di noi è sottoposto, sin dalla nascita, dal sistema di relazioni in cui è immerso. Senza contare che la spontaneità dei movimenti è quasi sempre la ragione del loro insuccesso.

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Antiper | Simboli

I simboli sono importanti. Certo, dietro ogni simbolo può nascondersi qualcosa che non ha nulla a che fare con quel simbolo. Dietro il richiamo all“intervento umanitario” possono nascondersi intenzioni tutt’altro che umanitarie. Indiscutibile. Ma se vogliamo dire che dietro allo sventolio di bandiere cirenaico-monarchiche o di bandiere francesi (che in Africa del Nord richiamano soprattutto l’intervento colonialista e non certo il 1789) si “nascondono” intenzioni rivoluzionarie bisogna dimostrarlo e spiegare perché il nuovo si ammanta dei colori del vecchio. 

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Antiper | Ci sono rivoluzioni e “rivoluzioni”

Ovunque l’Occidente riesca a lanciare rivolte o vere e proprie guerre civili a proprio vantaggio là, dicono, c’è una “rivoluzione”, identificata in genere con un colore (verde, arancione…) o con un richiamo floreale (cedri, gelsomini). 
La questione se le rivolte che attualmente si sviluppano in Nord Africa e in Medio Oriente siano rivoluzionarie, contro-rivoluzionarie o altro… non è una questione di lana caprina anche se probabilmente non ci sarebbe stato bisogno di soffermarsi troppo sulla questione se queste rivolte non fossero state definite come “rivoluzioni” in modo quasi universale, dall’informazione di regime fino a movimenti, gruppi ed “intellettuali” se-dicenti “antagonisti”.

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Antiper | Rivoluzioni

I “comunisti ex ed extra parlamentari” italiani hanno parlato per mesi con grande disinvoltura di rivoluzioni nel mondo arabo. Una volta, almeno, quando si parlava di rivoluzioni si usava almeno specificare se fossero democratiche, socialiste, “di nuova democrazia” (per semplificare, rivoluzioni democratiche guidate da partiti comunisti), ecc…

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Antiper | Linguaggi e rivoluzioni

Nel passato, per chiarirne il segno politico, le operazioni “di pace” promosse dal regime venivano definite “operazioni di guerra”, le riforme sociali promosse dal regime venivano chiamate contro-riforme, le “rivoluzioni” sostenute dal regime venivano chiamate “contro-rivoluzioni”…

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Antiper | Anche l’energia popolare può essere messa al servizio di interessi antipopolari

L'”energia umana” di cui si alimenta ogni rivolta (e dunque anche di quelle scoppiate in Nord Africa e Medio Oriente) è naturalmente quella fornita dal disagio sociale e dalla volontà di cambiamento politico di larghi settori popolari. La crisi economica (peraltro, in molti paesi dell’area, preceduta da fasi di crescita economica sostenuta), il fallimento post-coloniale, la repressione e il controllo sociale… hanno moltiplicato il malcontento, solo parzialmente calmierato dai flussi migratori.

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Antiper | Anche alla Rivoluzione di Ottobre gli imperialisti mandarono eserciti. 14. Contro

Lo sappiamo: non si può giudicare un uomo dall’opinione che egli ha di sé stesso (Marx). E ovviamente non lo si può giudicare neppure solo dall’opinione che dicono di averne i suoi amici o i suoi nemici. Quindi, non si può giudicare la rivolta libica partendo dal giudizio che ne danno i vari Sarkozy, Cameron, Frattini & co. D’altra parte è pur certo che l’atteggiamento dei vari Sarkozy, Cameron, Frattini & co verso la rivolta libica ce l’ha – eccome – un significato. Non coglierlo o sottovalutarlo significa non capire nulla dei reali processi in atto. Qualunque essi siano.

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Antiper | Diritti

I comunisti riconoscono il diritto di un popolo alla propria auto-determinazione nazionale, politica, sociale… anche quando il segno di tale autodeterminazione non corrisponde agli interessi reali di quel popolo; questo riconoscimento è tuttavia puramente formale, come formale è, all’interno del modo di produzione capitalistico, la dichiarazione universalistica che i diritti sono uguali per tutti in astratto mentre invece essi non lo sono affatto in concreto, dal momento che non tutti hanno le stesse possibilità economiche, sociali e culturali per accedere a tali diritti.