Categoria: Echi dalla caverna

0

Costanzo Preve – L’eredità intellettuale di Louis Althusser (1918-1990) e le contraddizioni teoriche e politiche dell’althusserismo

1. L’insegnamento di Louis Althusser è stato un fenomeno culturale molto importante negli anni Sessanta e Settanta. Oggi è quasi dimenticato, insieme con l’impressionante decadenza del dibattito teorico marxista. Sopravvive in modo clandestino un althusserismo universitario, nascosto in qualche sottoscala di alcune facoltà di filosofia. Eppure, l’althusserismo è stato forse l’ultimo “ismo” veramente rilevante del dibattito marxista novecentesco. Nulla di simile, o di paragonabile, per Della Volpe o Colletti, Sartre o Lukács, Bloch o Geymonat. Tutto questo non è avvenuto per caso. Non si è trattato assolutamente di una moda parigina. L’althusserismo è stata una cosa molto seria. L’ambizione di questo breve testo è far capire il perché di questo fenomeno in un momento storico in cui il dibattito teorico sembra essersi esaurito negli anatemi contro Berlusconi, nelle lamentele su come Bin Laden abbia sciaguratamente sostituito il ben più serio e moderno movimento operaio, ed infine nelle invocazioni a creare un altro mondo possibile contro quello vincente della globalizzazione neoliberista.

2. Permettendomi qui un breve riferimento personale (ma ormai ho l’età per poterlo fare senza che questo suoni troppo osceno), credo di potermi occupare criticamente di Althusser, perché il suo insegnamento ha contato molto nella mia vita di studioso di marxismo. L’althusserismo è stata la prima corrente filosofica coerente e sistematica cui ho aderito in gioventù, dopo una prima fase puramente emozionale e ribellistica di adesione generica al comunismo ed al marxismo. In un secondo momento, ma ci è voluta molta fatica, ho riscoperto il valore della filosofia classica e particolarmente di Hegel (che prima liquidavo con indegna ignoranza come “borghese”, e quindi per principio inaffidabile – ma purtroppo ognuno di noi ha dovuto sacrificare agli estremismi della propria generazione), e quindi mi sono accostato con vera gratitudine all’ontologia dell’essere sociale dell’ultimo Lukács, che ho studiato nel modo più approfondito possibile negli anni Ottanta, ritenendola sostanzialmente la proposta risolutiva per la crisi della filosofia marxista. Solo oggi, in un terzo momento, sono giunto alla conclusione che Lukács si era bensì mosso sulla strada giusta, che era appunto quella dell’ontologia dell’essere sociale (distinto cioè dalle cosiddette leggi unificate della natura e della storia del materialismo dialettico di Engels e di Stalin), ma si era per così dire fermato a metà strada, perché il riconoscimento del carattere ontologico della realtà non era ancora sufficiente, se non si arriva anche al principio dell’unità dialettica di logica e di ontologia, cioè di struttura veritativa logico-ontologica della realtà. È questa la via di gran parte della tradizione filosofica classica, da Platone ad Aristotele, da Spinoza ad Hegel. Ma Lukács non poteva giungere a tanto, ed allora da un lato approvò l’ontologia, dall’altro criticò il cosiddetto “logicismo”, che poi non era altro che la corretta unità di logica e di ontologia. Ma una ontologia senza logica non è una vera ontologia, ma una forma di storicismo ragionevole, battezzato “materialismo” per pure ragioni di correttezza terminologica marxista. Ho fatto questa breve “deviazione” personale perché ritengo che il filosofo debba sempre mettere in tavola le proprie carte, e chiarire al lettore i propri presupposti. Possiamo ora passare a parlare direttamente di Louis Althusser a dell’althusserismo di ieri e di oggi.
 

0

Federico Sbandi | L’esperimento di Facebook: emozioni contagiose e utenti ingenui

Nella settimana tra l’11 e il 18 gennaio 2012 Facebook compie un esperimento sociale utilizzando come campione di riferimento 689.003 dei suoi utenti. Per il tempo dell’esperimento modifica l’EdgeRank, ovvero l’algoritmo che regola le sorti dei contenuti che compaiono sulla Home degli iscritti alla piattaforma di social networking. Attraverso un sistema di analisi computerizzata dei testi, sfruttando il software Linguistic inquiry and word count, riesce a determinare il sentiment dei contenuti pubblicati dagli amici del campione di riferimento: 4 milioni di parole positive e 1,8 milioni di parole negative su un totale di 3 milioni di post analizzati.

0

AA.VV. | Experimental evidence of massive-scale emotional contagion through social networks

Federico Sbandi – L’esperimento di Facebook: emozioni contagiose e utenti ingenui (dailystorm.it)

Emotional states can be transferred to others via emotional contagion, leading them to experience the same emotions as those around them. Emotional contagion is well established in laboratory experiments (1), in which people transfer positive and negative moods and emotions to others. Similarly, data from a large, real-world social network collected over a 20-y period suggests that longer-lasting moods (e.g., depression, happiness) can be transferred through networks as well (2, 3).

 
The interpretation of this network effect as contagion of mood has come under scrutiny due to the study’s correlational nature, including concerns over misspecification of contextual variables or failure to account for shared experiences (4, 5), raising important questions regarding contagion processes in networks. An experimental approach can address this scrutiny directly; however, methods used in controlled experiments have been criticized for examining emotions after social interactions. Interacting with a happy person is pleasant (and an unhappy person, unpleasant). As such, contagion may result from experiencing an interaction rather than exposure to a partner’s emotion. Prior studies have also failed to address whether nonverbal cues are necessary for contagion to occur, or if verbal cues alone suffice. Evidence that positive and negative moods are correlated in networks (2, 3) suggests that this is possible, but the causal question of whether contagion processes occur for emotions in massive social networks remains elusive in the absence of experimental evidence. Further, others have suggested that in online social networks, exposure to the happiness of others may actually be depressing to us, producing an “alone together” social comparison effect (6).
 
0

Antiper – Il consenso del “senso comune” o del mettersi al servizio del padrone

“Socrate, seguito dal recalcitrante Callicle, affronta un problema tecnico-politico: per evitare di subire ingiustizia occorre o conquistare il potere, o parteggiare per il governo in carica. Ma per essere amici di chi è al potere, occorre essergli il più possibile simile: un tiranno, ad esempio, disprezzerà chi è peggiore di lui e avrà paura di chi è migliore di lui. Sarà amico solo di chi ha la sua stessa mentalità ed è disposto a rimanergli soggetto. Se l’arte della politica si riduce a una pratica di sopravvivenza, essa consisterà semplicemente nell’ingraziarsi il padrone. Callicle pensa di valersi della retorica per manipolare le masse, che, aristocraticamente, disprezza. In realtà, cercando di lusingarle, si rende simile a loro, mentre un buon politico dovrebbe piuttosto interagire con le persone, per renderle migliori. [510a ss] 
D’altra parte, anche se riconosciamo l’utilità della retorica per argomentare nelle assemblee e nei tribunali, e dunque, all’occorrenza, per sottrarsi a una condanna a morte, non si vede da dove questa disciplina possa trarre un titolo di nobiltà. Anche il nuoto, la navigazione e la tecnica di costruire macchine da guerra salvano la vita; eppure il maestro di nuoto, il marinaio e il meccanico non vanno pavoneggiandosi per la loro techne, anche perché essi sanno benissimo che i loro strumenti servono solo alla sopravvivenza, e non alla felicità delle persone. E’ bizzarro che Callicle, un meccanico della sopravvivenza politica, guardi dall’alto in basso il costruttore di macchine, quando egli stesso, per farsi valere nella polis, si renda simile al demos che tanto disprezza, al solo scopo di lusingarlo. [511d ss]” [1]

 
Quello che precede è un passaggio dell’ipertesto di Maria Chara Pievatolo dedicato al Gorgia di Platone nel quale si parla ancora di giustizia, questa volta con Callicle, come nella Repubblica se ne parlava con l’altro sofista Trasimaco (che però ha una tesi piuttosto diversa, diciamo pure, per certi versi, opposta). 
E’ un brano interessante perché riassume efficacemente e sinteticamente alcune intuizioni straordinarie di Platone-Socrate e in particolare quella che la ricerca del consenso, di per sé stessa, non è che un mettersi alla stregua del “senso comune” (cosa che peraltro Callicle dovrebbe oltretutto sdegnare per via della sua assai scarsa fiducia nella democrazia). 
 
0

Note di lettura: José Saramago, La caverna

 
PDF
 
 
 
Jose Saramago
La caverna
……………………………………………………………
Editore: Einaudi 
……………………………………………………………
“Strana immagine è la tua – disse – e strani sono quei prigionieri”. “Somigliano a noi – risposi” [1].

È questa una delle citazioni più rappresentative de La Caverna, il libro con il quale il grande scrittore e drammaturgo portoghese Josè Saramago rivisita il mito platonico della Caverna in chiave moderna, attualizzandone la forma e le categorie di riferimento. L’antro, nel romanzo, assume i caratteri del Centro, costruzione infinita e maligna in continua espansione che tende ad sussumere sotto di sé ogni cosa, in un continuo accrescimento il cui fine è l’accrescimento stesso.

Non è difficile scorgere dietro queste caratteristiche la critica radicale che Saramago rivolge al capitalismo, al consumismo e alla globalizzazione.

La Caverna è la storia di una lotta: in particolare, della lotta tra un mondo che tramonta ed un mondo che è già sorto e che avanza, inarrestabile. Cipriano Algor e la sua famiglia, la sua fornace, il suo vasellame, le sue statuine… sono il mondo che tramonta, un mondo artigiano, “fatto con le mani”, non in serie; il mondo che viene avanti è quello del Centro e della sua logica di mercificazione totale.
 

0

Antiper – Diderot, Platone, Marx: tre caverne. Note di lettura a Denis Diderot, L’antro di Platone

 

 
 Denis Diderot, L’antre de Platon
 
Antiper
Diderot, Platone, Marx: tre caverne
Note di lettura a Denis Diderot, L’antro di Platone
……………………………………………………………
5 pagine, febbraio 2014

PDF

……………………………………………………………
In un suo celebre Salon, Denis Diderot racconta all’amico Grimm il sogno che sostiene di aver fatto durante la notte, dopo aver passato la giornata a vedere quadri e a leggere dialoghi di Platone. Si tratta, ovviamente, di un geniale escamotage che permette al filosofo francese di costruire un’immagine (anzi, a dire il vero, una sequenza di immagini) in cui si confondono piani diversi: il piano del quadro di Fragonard (che ovviamente Diderot ha visto e non sognato), la rilettura dell’allegoria della Caverna contenuta nel settimo libro della Repubblica, il racconto di un rito dionisiaco che è anche una storia d’amore molto particolare… E persino la forma colloquiale – dialogica – è un piano di incontro con Platone.
0

Konrad Gaiser | Il paragone della caverna

Viene (qui) riprodotto il testo delle conferenze tenute a Napoli il 2 e il 3 ottobre 1984 presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.
Al centro del mio discorso è il paragone platonico della caverna. Qui di seguito preferisco parlare di ‘Paragone della caverna’ anziché adoperare l’espressione più consueta ‘mito della caverna’, perché non si tratta propriamente di un mito tramandato da lungo tempo. Non è però mia intenzione interpretare questo testo famoso, ma indagare piuttosto la sua preistoria e la storia della sua influenza e della sua recezione. Tale questione deve condurci, a passi veloci, attraverso tutta la storia dello spirito, dai presocratici fino ai giorni nostri. Forse sarà possibile, sul fondamento di quest’unico esempio, rendere evidenti le variazioni sul paragone della caverna, vale a dire un po’ lo scambio di paradigmi dell’antropologia filosofica e letteraria, a partire dalle origini del pensiero filosofico (K. Gaiser)

0

Pausania – Cult of dionysus calydonius (from Description of Greece)


[7.21.1] XXI. In this part of the city is also a sanctuary of Dionysus surnamed Calydonian, for the image of Dionysus too was brought from Calydon. When Calydon was still inhabited, among the Calydonians who became priests of the god was Coresus, who more than any other man suffered cruel wrongs because of love. He was in love with Callirhoe, a maiden. But the love of Coresus for Callirhoe was equalled by the maiden’s hatred of him.

[7.21.2] When the maiden refused to change her mind, in spite of the many prayers and promises of Coresus, he then went as a suppliant to the image of Dionysus. The god listened to the prayer of his priest, and the Calydonians at once became raving as though through drink, and they were still out of their minds when death overtook them. So they appealed to the oracle at Dodona. For the inhabitants of this part of the mainland, the Aetolians and their Acarnanian and Epeirot neighbors, considered that the truest oracles were the doves and the responses from the oak.

0

Denis Diderot | L’Antre de Platon

Diderot, article FRAGONARD du Salon de 1765

Il m’est impossible, mon ami, de vous entretenir de ce tableau; vous savez qu’il n’était plus au Salon, lorsque la sensation générale qu’il fit, m’y appela. C’est votre affaire d’en rendre compte; nous en causerons ensemble; cela sera d’autant mieux que peut-être découvrirons-nous pourquoi après un premier tribut d’éloges payé à l’artiste, après les premières exclamations le public a semblé se refroidir. Toute composition dont le succès ne se soutient pas manque d’un vrai mérite. Mais pour remplir cet article Fragonard, je vais vous faire part d’une vision assez étrange dont je fus tourmenté la nuit qui suivit un jour dont j’avais passé la matinée à voir des tableaux et la soirée à lire quelques Dialogues de Platon.

0

Alain Badiou | Il “mito della caverna” (tratto da ‘La Repubblica di Platone’)

– Perché no? Immaginate un’enorme sala cinematografica.
Davanti, lo schermo, che arriva fino al soffitto, ma è talmente alto da perdersi nell’oscurità, blocca la visuale di qualunque altra cosa che non sia questo. La sala è piena. Gli spettatori sono, da quando esistono, imprigionati sulla loro poltroncina, con gli occhi fissi sullo schermo e la testa stretta dentro cuffie rigide che coprono le orecchie. Dietro a queste decine di migliaia di persone inchiodate alla poltrona, c’è ad altezza d’uomo, una grande passerella di legno, parallela allo schermo in tutta la sua lunghezza. Ancora dietro, enormi proiettori inondano lo schermo di una luce bianca quasi insopportabile.