Marco Riformetti | Riprendiamoci la musica: le lotte ai concerti
Tratto da Marco Riformetti, Tutti dentro con il biglietto del movimento. Gli “autoriduttori” nelle controculture giovanili degli anni ‘70, Tesi di laurea magistrale in “Sociologia e ricerca sociale”, maggio 2022.

Nel più generale quadro delle autoriduzioni si colloca la specifica pratica delle autoriduzioni ai concerti che si diffonde fin dai primissimi anni ‘70 ed ha come epicentro le due principali città italiane, Roma e Milano.
Cercare sul web riferimenti al movimento degli autoriduttori significa imbattersi immediatamente e ripetutamente nella cronaca degli eventi del luglio 1971 al velodromo Vigorelli di Milano in occasione del concerto dei Led Zeppelin [1]. In effetti si tratta di un evento di vasta risonanza anche se, in realtà, quella non è la reale overture del movimento
«Il concerto mutilato dei Led Zeppelin al Vigorelli (5 luglio 1971) non è stato l’inizio di tutti i mali. Era già stato preceduto, una ventina di giorni prima, da identiche intemperanze scatenate dagli autoriduttori all’Arena di Milano, mentre si esibiva la band americana dei Chicago [2]. L’inizio delle contestazioni e della guerriglia urbana tra polizia e pubblico non pagante, tuttavia, ebbe luogo nel febbraio precedente al Teatro Smeraldo, sempre di Milano, al concerto dei Jethro Tull, quando il pubblico si ritrovò spaventato e piangente a causa del fumo acre dei lacrimogeni lanciati dalla polizia che entrava anche in sala e soffocava tutti» (CASELLI, GILARDINO [2019])
In realtà gli autoriduttori fanno la loro apparizione già nel 1970 in occasione del concerto dei Rolling Stones al Palalido di Milano[3]. Ne dà notizia «Lotta Continua» nel numero di ottobre 1970
«noi non siamo disposti a pagare più nulla. Noi la musica ce la prendiamo perché la vogliamo, sempre, dappertutto, perché ci piace un sacco.
Se i padroni chiamano civiltà quella che fa morire tre quarti del mondo di fame, che distrugge la natura, che annienta gli uomini, la loro personalità e dignità, che costruisce il benessere e il lusso di pochi sfruttatori assassini sulla fatica di milioni di proletari, noi siamo selvaggi. Questo vuol dire che incominciamo a prenderci tutto, anche la musica» (LOTTA CONTINUA [197018])
Ma già prima di questo concerto milanese c’era stato un altro concerto dei Rolling Stones che sarebbe passato alla storia delle lotte ai concerti: si tratta del concerto di Berlino Ovest del 14 settembre 1965 nel quale centinaia di autoriduttori si scontrano con la polizia in una dinamica degli eventi del tutto analoga a quella che si determinerà qualche anno dopo al Vigorelli [4]
«In nome dell’autoriduzione dei biglietti musicali (e di una più articolata infrastruttura che trova nelle pratiche collettive di riappropriazione della musica la sua traduzione), più di duecento gammler radunati all’esterno del teatro Waldbühne, ospitante il concerto dei Rolling Stones, fanno registrare la prima azione violenta e i primi scontri frontali tra giovani e polizia in queste occasioni […] nel tentativo di forzare i cancelli d’ingresso per non pagare il prezzo del biglietto. Si scatenò una guerriglia urbana che causò danni superiori a 300 mila marchi, con le autorità presenti che non riuscirono ad evitare la devastazione del teatro e con i Rolling Stones che furono costretti ad abbandonare il palco con un elicottero militare inglese» (BENVENGA [2017])
Pur senza entrare troppo nel dettaglio può essere utile riprendere la seguente interessante osservazione nella quale si parla di “potenziale insurrezionale” dei giovani fan del rock
«The insurrectionary potential of young rock fans was demonstrated in spectacular terms in September 1965 when a concert by the English group The Rolling Stones in West Berlin’s Waldbühne degenerated into a pitched battle between young fans and police. The protagonists, many of them rockers [5] from Berlin’s working-class Märkisches Viertel, had earlier in the day burst through police lines to enter the concert grounds without tickets» (SCOTT BROWN [2013], pag. 158)
Quello pubblicato da «Lotta Continua» è con tutta probabilità un intervento interno proposto come “lettera al giornale” per offrire il senso di un sentimento spontaneo e diffuso tra i giovani e forse anche per rintuzzare l’accusa che gli scontri ai concerti siano in realtà premeditati e diretti dai gruppi “estremisti”, come scriveranno diversi giornali, a partire dal «Corriere della Sera». D’altra parte, a ben vedere, in quella critica c’è del vero: le autoriduzioni non sono davvero il prodotto di un moto spontaneo delle masse, ma sono spinte da ben precisi movimenti politici e culturali, magari informali (come nel caso di «Re Nudo» o «Stampa Alternativa»). È giusto riconoscere che quello che si presenta davanti ai cancelli dei concerti è un vero e proprio intervento politico, organizzato e mirato ad un ben preciso segmento sociale: i giovani e, più precisamente, i giovani con pochi soldi in tasca.
I fatti del Vigorelli costituiscono tanto poco l’inizio del movimento che qualcuno parla addirittura della temporanea chiusura di un primo ciclo di lotte “creative”
«A Milano, alla fine del 1971 si chiude una stagione di lotte creative contro i concerti degli sciacalli della musica. Si chiude col divieto delle autorità di polizia e amministrative di concedere locali per concerti di massa: gli scontri del ‘70-’71 sono stati troppo grossi e la rivolta rischia di estendersi troppo a macchia d’olio in tutta Italia» (STAMPA ALTERNATIVA [1974b])
e ancora
«Non è trionfalismo dire che un anno di lotte ai concerti sono servite a costringere i padroni del disco a scendere a patti, ad accettare le nostre condizioni: riconoscere che la musica è nostra e il diritto di decidere noi il prezzo del biglietto per quello che già ci appartiene» (RE NUDO [19719], pag. 3)
In realtà la disponibilità a trattare sul prezzo dei biglietti o consentire l’ingresso gratuito a concerto iniziato non è davvero il riconoscimento di un diritto, ma un semplice atto di pragmatismo degli impresari preoccupati che i concerti finiscano tutti in guerriglia il che, dialetticamente, costituisce il riconoscimento della forza del movimento; forza materiale e forza “morale” che, in certa misura, orienta anche le scelte di impresari come Sergio Bernardini che con Bussoladomani propone un rocambolesco mix di prezzi che permette di schivare l’azione degli autoriduttori e una partecipazione molto più popolare agli eventi (VOLPI [2013]).
Alla fine dell’articolo «Re Nudo» scrive
«Sono giovani incazzati, tanto incazzati, magari non ancora comunisti, ma talmente incazzati e talmente tanti che da qui a qualche anno saranno la stragrande maggioranza della massa dei disperati che vogliono rompere col vecchio e cominciare a costruire il nuovo» (RE NUDO, Ibidem)
È interessante l’uso che «Re Nudo» fa del termine “incazzati” dal momento che si tratta dello stesso termine che viene usato in modo sistematico da «Stampa Alternativa» (cfr. STAMPA ALTERNATIVA [1974b]). L’uso di questo termine ci fa capire che i movimenti per l’autoriduzione chiamano i giovani alla lotta contro il caro-biglietti in quanto ritengono che questa possa far detonare un accumulo di rabbia compressa. Come molti altri movimenti dell’epoca anche quelli contro i padroni della musica hanno in testa l’idea di un cambiamento politico profondo, radicale, per certi aspetti rivoluzionario della società italiana, per nulla confinato alla dimensione puramente culturale e neppure a quella economicistica della capacità di consumo. Del resto, come abbiamo già visto, la rabbia giovanile esiste veramente, non nasce ai concerti ed ha alle spalle un decennio in cui ha già dato ampia prova di sé.
Note
[1] Per meglio dire, della tappa del Cantagiro a cui i Led Zeppelin parteciparono come ospiti internazionali.
[2] Cfr. anche Boma, Ricordi sparsi, ottobre 1971.
[3] Giuseppe Pastore, 50 anni fa i Rolling Stones a Milano: iniziano gli “anni di piombo” della musica italiana, Sky TG24 online, 1° ottobre 2020. In questo articolo – in cui si parla addirittura di “anni di piombo” (che in realtà non c’entrano nulla) – si ricorda che anche prima del concerto del Palalido c’erano stati scontri ai concerti.
[4] Alice Pusceddu, Il disastroso concerto dei Rolling Stones a Berlino nel 1965, in «Berlino Magazine», febbraio 2021.
[5] Qui il termine “rockers” deve essere inteso come riferimento alla subcultura giovanile che ha assunto quel nome e che si è sviluppata fin dagli anni ‘60 (Cfr. ad esempio, COHEN [2011]).



