Aldo Giannuli | Il Field Manual 30-3
Il presente testo è tratto da La strategia della tensione, Servizi segreti, partiti, golpe falliti, terrore fascista, politica internazionale: un bilancio definitivo di Aldo Giannuli e riguarda un documento molto controverso che gli USA non hanno mai voluto riconoscere (ma come avrebbero potuto riconoscere un piano di de/stabilizzazione, ove necessario, dei propri stessi governi alleati a colpi di bombe in mezzo alla gente?). L’approccio di Giannuli è cauto, ma piuttosto efficace nel propendere per l’attendibilità del documento. Del resto, si potrebbe aggiungere una cosa: non è forse del tutto evidente il ruolo guida di CIA e NATO nella stretegia della tensione e nei tentativi di golpe che si sono dati in Italia dagli anni ’60 agli anni ’70, basati sulla sinergia di manovalanza fascista, servizi segreti, ambienti militari e di governo, massoneria, organizzazioni criminali? [Antiper]

A questo proposito, c’è un documento molto contestato che merita un approfondimento: il Field Manual 30-31 del 1970, a firma del generale Westmoreland – poi ritrovato «casualmente» nella valigia della figlia di Gelli nel 1982 e pubblicato nel volume VII «Doc. XXIII n. 2-quater/7/I» degli atti della Commissione parlamentare di inchiesta sulla loggia massonica P2 nel quale si legge:
L’FM 30-31 considera gli enti governativi degli stati ospiti obiettivi per il Servizio di Informazioni degli Stati Uniti […]. Il fatto che l’intervento dell’esercito americano vada più a fondo non deve essere in alcun modo reso noto […]. L’esercito degli Stati Uniti, in linea con gli altri enti governativi americani, non è inevitabilmente collegato all’appoggio di un particolare governo nel paese ospite per una serie di ragioni:
a) un Governo che gode dell’appoggio degli Stati Uniti potrebbe indebolirsi nella lotta contro il comunismo o contro una rivolta filocomunista sia per mancanza di volontà che per mancanza di potere;
b) potrebbe compromettersi nel mancare di rispecchiare gli interessi di importanti settori della nazione;
c) potrebbe deviare su posizioni nazionalistiche estreme incompatibili o contrarie agli interessi degli Stati Uniti.
Questi fattori potrebbero creare una situazione nella quale gli Stati Uniti domanderebbero una svolta delle direttive governative che rendessero possibile al paese ospite ottenere vantaggi più costruttivi dall’assistenza e dalla guida degli usa.
Mentre le operazioni di controrivolta sono solitamente e preferibilmente condotte nel nome della libertà, della giustizia e della democrazia, il governo degli Stati Uniti si riserva un’ampia area di flessibilità per quanto riguarda la determinazione della natura di un regime che merita il suo pieno appoggio.
Tale documento è stato sempre disconosciuto dall’amministrazione americana, che lo ha definito un falso della disinformazione sovietica. L’ipotesi non è inverosimile, ma d’altro canto, non è immaginabile nessun’altra risposta di parte americana. È del tutto ovvio che l’amministrazione usa non potesse ammettere l’autenticità di un documento che teorizzava il diritto degli usa a interferire negli affari interni dei paesi alleati, anche all’insaputa dei relativi governi. Per quanto il testo si riferisse abbastanza palesemente a paesi in via di sviluppo, un’ammissione di paternità non avrebbe giovato all’immagine degli usa e avrebbe avuto, ovviamente, ripercussioni in tutto il loro sistema di alleanze. La smentita americana era dunque scontata.
Non disponendo dell’«originale» non è possibile condurre accertamenti di ordine merceologico, calligrafico, protocollare ecc., che, d’altra parte, sarebbero di scarso aiuto, dato che difficilmente si potrebbe giungere a stabilire l’autenticità o meno del testo. Dal punto di vista linguistico il documento non presenta aspetti tali da determinarne la falsificazione, ma questo non è decisivo: potrebbe trattarsi di una contraffazione particolarmente abile. Possiamo, però, tentare la verifica incrociata con altri testi coevi e la critica della provenienza.
Dal primo punto di vista, ricordiamo marcate assonanze di questo testo con un altro di cui non è stata mai messa in discussione l’autenticità (salvo esser noto solo in parte, perché il testo integrale non è ancora disponibile): il piano «Demagnetize» siglato da CIA e SIFAR nel 1952, nel quale si dice esplicitamente che non tutte le misure devono essere portate a conoscenza dei governi nazionali, perché questo interferirebbe con la loro sovranità (si parla di Italia e, con ogni probabilità, di Francia). D’altro canto, le teorie della «guerra rivoluzionaria» sono perfettamente compatibili con questo testo, e non mancano esempi di comportamenti coerenti con questa impostazione.
Per quanto riguarda la critica della provenienza: il documento, a più riprese, comparve a brani su giornali di estrema sinistra, in Turchia, Spagna e Grecia a partire dal 1978. Questo avallerebbe la teoria della manovra dei servizi sovietici, dato che sarebbe difficile immaginare come altro quei giornali possano esserne venuti in possesso. Ovviamente, anche se fosse documentata la manovra dei servizi sovietici, questo non implicherebbe necessariamente che si tratti di un falso, dato che potrebbe benissimo trattarsi di un documento autentico trafugato dai servizi russi che, ovviamente, ebbero interesse a diffonderlo. Va anche detto che, a quanto sembra, diversi giornalisti che ebbero parte nella sua pubblicazione ebbero gravi incidenti entro pochi mesi dalla pubblicazione. Ma, anche questo non depone in modo decisivo né in un senso né nell’altro. Più interessante è, invece, constatare che esso sia stato trovato nel bagaglio della figlia di Gelli, considerato che è plausibile che un personaggio con le aderenze del maestro venerabile della P possa esser entrato in possesso del documento; e che l’ipotesi di un Gelli che dà man forte a una operazione di dezinformacija sovietica non convince per nulla.
Sembra più plausibile che Gelli abbia voluto intenzionalmente far trovare quel reperto (questa fu anche l’opinione dell’onorevole Tina Anselmi), per lanciare un segnale a qualcuno ed essere aiutato a uscire dalla sua difficile situazione. Ma questo avrebbe funzionato solo nell’ipotesi in cui quel documento fosse vero o, quantomeno, contenesse elementi di verità: di un falso totale nessuno avrebbe avuto ragione di preoccuparsi.
E dunque, tirando le fila del nostro ragionamento: non abbiamo nessuna prova decisiva né dell’autenticità, né della falsità del testo; come unico indicatore della sua falsità abbiamo lo scontato disconoscimento americano, mentre diversi indizi sembrano attestarne l’autenticità o, quantomeno, la veridicità (l’assonanza con altri documenti coevi di sicura provenienza americana, il ritrovamento nella valigia della figlia di Gelli, la coerenza con alcuni comportamenti americani del periodo). Quindi, prevalgono gli indicatori affermativi, non tali però da fugare ogni incertezza.
Pertanto, assumiamo il documento, con il beneficio del dubbio, come testo probabilmente veritiero, anche se non necessariamente autentico.
Venendo all’esame di merito, il Field Manual indicherebbe le operazioni necessarie ad assumere il controllo delle leve fondamentali del paese «assistito» e in particolare del suo esercito. Abbastanza esplicitamente il testo afferma che, fra i compiti dei comandi militari americani in loco, vi è quello di favorire l’avanzamento degli ufficiali dell’esercito del paese ospite noti per la loro lealtà agli Stati Uniti.
Il che lascia intendere abbastanza trasparentemente che l’esercito avrebbe ritenuto di dover costituire, nei paesi assistiti, un réseau di ufficiali fedeli agli usa prima ancora che ai propri governi.
Tutto questo, ovviamente, comporterebbe una sorta di rovesciamento della situazione iniziale, per cui non era il governo ospite ad affrontare in prima linea lo scontro con gli insorti comunisti, giovandosi dell’assistenza militare americana, ma, al contrario, era l’esercito americano il protagonista dello scontro con l’eventuale assistenza del governo locale.
Ripetiamo che non si tratta di un documento sicuramente autentico, ma forse veritiero, riportando elementi veri all’interno di un testo forse apocrifo o – più probabilmente – interpolato.
Da A. Giannuli, La strategia della tensione, Servizi segreti, partiti, golpe falliti, terrore fascista, politica internazionale: un bilancio definitivo, Ponte alle grazie di Firenze, 2018.



